Facciamo un gioco. Sotto l’ombrellone, attorno a noi, quanti stavano leggendo un libro? Nei nostri ultimi viaggi, quante volte siamo andati a concerti, spettacoli teatrali o visite ai musei? Forse chi legge una rivista culturale fa già parte di una bolla in cui è normale questo tipo di fruizione, ma se allarghiamo il pensiero alle vacanze dei nostri amici o di conoscenti o familiari?
Senza focalizzarsi sul periodo estivo, le statistiche sulla fruizione culturale in Italia sono tra le più basse d’Europa, basti pensare che solo poco più del 40% degli italiani ha letto almeno un libro nel 2021 e che nel 2022 meno del 20% degli italiani è andato almeno una volta a teatro. Eppure la cultura è il perno del nostro Paese, il motivo per il quale 65 milioni di turisti vengono ogni anno, da ogni angolo del mondo, a fare fotografie. Questo è solo uno dei molti paradossi che Oliviero Ponte di Pino, giornalista, docente a Brera e curatore del programma di BookCity Milano, mette in evidenza nel suo ultimo libro Cultura, un patrimonio per la democrazia (Vita e Pensiero 2023).
In quello che è uno dei capitoli più intriganti, l’autore mette in luce alcune delle contraddizioni culturali del nostro paese: oltre alla mancanza di partecipazione e fruizione culturale – grande cruccio per chiunque si occupi di cultura – Ponte di Pino ricorda come la cultura sia parte della Costituzione, ma gli investimenti pubblici nel settore siano scarsi e insufficienti; di come l’Italia abbia emanato una delle prime leggi al mondo sulla tutela del paesaggio, ma di come allo stesso tempo si sia fatto scempio del territorio; di come l’Italia sia culla di grandi artisti, ma la classe dirigente non vada oltre la copertina di un libro; o ancora di come manchino politiche che riconoscano la cultura come un lavoro e non come un hobby per l’élite.
Con una scrittura asciutta, puntuale e a tratti ironica, Ponte di Pino condensa in meno di 200 pagine un excursus sulle politiche culturali del nostro Paese, mettendone in luce non solo le mancanze attuative, ma soprattutto le carenze di visione e di pensiero multidisciplinare e a lungo termine. Quelle che, al contrario, garantirebbero una crescita non solo in termini economici, ma soprattutto culturali e sociali. Il saggio fa parte della collana “Piccola biblioteca per un paese normale” e il giornalista parte proprio dall’azzardato binomio cultura e normalità: pagina dopo pagina si scopre come in realtà la combo stessa sia un grande paradosso, ma già il solo tentativo di risolverlo – o arginarlo – ci avvicinerebbe a diventare un paese democratico.
Il volume sarà il punto di partenza per un dibattito attorno alla questione culturale il 21 settembre, presso lo spazio Bolzano29 – in via Bolzano 29A a Milano – dove interverranno, insieme a Ponte di Pino, il giurista Gherardo Colombo e la giornalista Ira Rubini.
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