Categorie: Libri ed editoria

Un libro al giorno. La Repubblica dell’immaginazione di Azar Nafisi

di - 23 Agosto 2024

Qualcuno potrebbe affermare che il libro sia un oggetto controverso. È uno strumento a servizio del sapere e, come tale, della libertà. Per questo motivo in alcuni momenti storici si è preferito metterne alcune copie al bando, all’indice, al rogo; i libri e le persone hanno storie e destini molto simili quando si parla di libertà. Consentono di rifugiarci lontano dalla realtà se questa diventa più stretta di una pagina, non per assuefarci a una vita vissuta dentro alla carta stampata, privi della capacità di riflettere, ma per viaggiare e – per utilizzare un’affermazione ormai abusata – vivere infinite vite diverse dalla nostra. Questa è stata l’ancora di salvezza per Azar Nafisi, quando da Teheran teneva dei seminari clandestini di letteratura inglese e americana con un gruppo di allieve, in un momento storico dominato dalla paura dell’altro e dalla chiusura del governo degli ayatollah.

In La Repubblica dell’immaginazione (Adelphi, 2015), Nafisi porta avanti questa vocazione del libro riflettendo sulla possibilità di vivere attraverso la letteratura, spostando l’asse geografico in America, da cittadina americana, nella speranza di poter costruire un luogo inesplorato in cui la libertà venga vissuta nella sua interezza, percependo il disagio e la costrizione che trattiene anche la società americana apparentemente concedente tutte le libertà date dall’individualismo e dalla realizzazione del sé, paese permeato dai fantasmi e dalle angosce di chi è giunto come immigrato, esiliato, dislocato e ne ha contaminato l’identità. Che sia nella sua vita privata o nella trama di una delle tre opere scelte è la violenza a portare nella storia il pretesto per raccontare il cambiamento, una scelta difficile che ha radicalmente mutato il corso della vita dei protagonisti.

Questa volta, le lezioni di Nafisi si concentrano su personaggi che hanno scelto di vivere andando contro ai dettami imposti dalla società, anche quando questi si rivelano comunemente legati a un’idea di sicurezza e comodità. La genesi del libro ruota attorno alla gestazione del primo, denso capitolo sulle Avventure di Huckleberry Finn di Marc Twain, che «rifiuta il concetto di radici e tradizione», bambino vagabondo che la società cerca di imbrigliare nei suoi schemi preimpostati, da cui riesce sempre a fuggire. Lo lega una forte amicizia con Jim, uno dei personaggi chiave per l’emancipazione e la crescita di Huck oltre la «civiltà conosciuta». Al contrario di Huckleberry Finn, George Babbitt, protagonista dell’omonimo romanzo di Sinclair Lewis, punta al prestigio di una vita vissuta per obiettivi raggiunti per coronare il suo sogno (infranto) di serenità, la cui filosofia si riassume nei quesiti che pone a un ragazzo che gli chiede un aumento: «qual è il suo Ideale, comunque? […] Vuole far quattrini ed essere un responsabile membro della comunità, o vuole essere un perdigiorno, senza nessuna ispirazione, senza nessun Mordente?». Sono chiaramente le domande che tormentano il protagonista alla ricerca un Mordente e un Ideale pratici, privi di fronzoli. Babbitt è stretto nella morsa tra Huck e i protagonisti di Il cuore è un cacciatore solitario di Carson McCullers, disadattati «in un mondo costruito sul desiderio, ma non sulla sua soddisfazione». La vita dei personaggi ruota attorno alle loro conversazioni con John Singer che sembra l’unico che capisca la situazione di quattro persone dalla vita totalmente slegata. Le loro vicende si dipanano in affanni e movimenti costanti per non pensare alla loro angoscia: Mick, il dottor Copeland, Kelly sono divorati interiormente, mentre Biff Brannon è l’unico in grado di chiedere «perché?», una domanda che echeggia per tutto il romanzo. Nonostante sia Huck a creare materialmente il libro, il capitolo più corposo e intricato è quello su McCullers, dove Nafisi intreccia – come anche nei capitoli precedenti – la sua vita, in particolare gli anni passati in America come studentessa universitaria, con la complicata biografia dell’autrice e l’emancipazione forzata dei protagonisti a seguito del suicidio di Singer: perdere il proprio ascoltatore mette i quattro in una nuova condizione, una liberazione che gli consente di maturare e uscire dall’infantilità.

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