Irvin D. Yalom (n.1931) è psichiatra e psicoterapeuta americano di famiglia e cultura ebraica, già docente in numerose università.
Nella sua vasta attività si è dedicato allo studio e all’insegnamento della psicoterapia di gruppo e allo sviluppo del suo modello di psicoterapia esistenziale.
Fra le sue numerose pubblicazioni divulgative spicca una trilogia di romanzi imperniati sulle figure di tre filosofi che sono al centro della cultura mitteleuropea: “Le lacrime di Nietsche”, “La cura Shopenauer”, “Il problema Spinoza”, che offrono una lettura densa ed emozionante. “Le lacrime di Nietzsche” è una sorta di avvincente giallo intrapsichico, che esordisce con l’incontro di una misteriosa signora in pelliccia che chiede un appuntamento al Cafè Sorrento di Venezia ad un famoso psichiatra della Vienna del 1882 , per una questione della massima urgenza da cui “dipende il futuro della filosofia tedesca”.
Si tratta di Lou Von Salomè che si rivolge al dottor Breuer (amico, sodale e poi antagonista di Freud) per prendere in cura Friederich Nietzsche, afflitto da depressione, quasi volto al suicidio, nell’epilogo della sua relazione con Lou. E qui scorre nella mente del lettore il ricordo vivido del film di Liliana Cavani “Al di là del bene e del male” (1977) con le strepitose interpretazioni di Dominque Sanda (Lou), Erland Josephson (Nietsche), Robert Powell (Paul Ree), legati da un tormentato menage a trois.
Il dottor Breuer non sa al momento chi sia il futuro paziente, il quale è renitente ad incontrarlo, e invoca dal fondo della depressione anche l’impossibilità di permettersi un terapeuta. Il progredire del disagio fisico spinge Nietzche ad accettare la cura, che diviene una successione dialettica di scambio e rebound vicendevole.
Breuer (alter ego di Yalom) crede nella cura del corpo attraverso la cura della mente, ma viene – giustamente e inevitabilmente – risucchiato nel gorgo della disperazione di Friederich attraverso la straordinaria capacità intellettuale e dialettica del filosofo. Questo “male d’amore” verso Lou susciterà in Breuer anche il tormento della passione non risolta verso la sua paziente Bertha, da anni in cura, la cui presenza nei suoi pensieri è contraltare rispetto alle costrizioni dei legami e delle convenzioni della vita matrimoniale e borghese dell’affermato psichiatra nella società civile e scientifica Viennese.
La cura riuscirà (e si vedrà come…) non solo nei confronti del paziente, ma anche del terapeuta: un romanzo affascinante, imperdibile come il film, come gli altri due volumi della trilogia.
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