Questo immenso non sapere. Conversazioni con alberi, animali e il cuore umano è l’opera della poetessa italiana Chandra Livia Candiani pubblicata nel 2021 da Einaudi. Il libro, ricco di nozioni filosofiche da metabolizzare prima di procedere con la lettura, è sostanzialmente un esercizio alla pratica della meraviglia.
Approcciarne la lettura equivale a rovistare la parte più intima dell’anima: la riflessione ruota attorno alla condizione dell’essere umano, il quale fugge, ma allo stesso tempo brama la solitudine.
Si tratta di pagine fortemente evocative: durante la lettura, la mente inizia a vagare creando immagini, storie, pensieri guidati dai sentimenti della solitudine, del dubbio, dell’irrequietezza. Descrivere l’opera parafrasandola non è possibile: è un lavoro da leggere con calma in riva al mare, di mattina presto o verso l’imbrunire, quando tutto attorno si trova in uno stato di quiete.
Alla fine, l’invito implicito di questo libro quello alla riflessione, stare più tempo in silenzio con noi stessi, di esserci in un modo pieno, di inviare il proprio amore e renderlo tangibile anche a distanza a chi ne ha bisogno. Un invito a riappropriarsi di pratiche antiche che nutrono l’anima e possono condurci al conseguimento di scelte più consapevoli per la nostra vita, interrogandoci di più su questioni che lo richiedono, accontentandoci a volte di non avere una risposta a tutto, ma di andare a cercare più in là, da qualche altra parte, quella risposta.
Questo è un libro alla scoperta o riscoperta della meraviglia delle cose inaspettate.
«Ogni disordine ha un suo ordine interno e misterioso. Forse è l’andatura della mente, forse quella del ricordo, forse è l’intenzione di essere volatile o l’aspirazione alla semplicità, in ogni caso è qualcosa di sfuggente che non vuole essere imbrigliato in un piano: come un animale o come un albero della foresta, non addomesticati, inutili, nel senso che non si curano di avere uno scopo, sono in vita e gli basta. Il disordine è questo essere così come si è seguendo un filo illogico di stare al mondo».
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