Photo Credit: Vincent Tullo. Courtesy: The Armory Show
Novità bollenti nell’estate dell’arte. Il colosso Frieze – con le sue superfiere sparpagliate tra Londra, New York, Los Angeles e Seoul – acquisirà due delle più importanti fiere d’arte americane: l’Armory Show di New York e l’Expo di Chicago. Nessuna deadline correlata all’annuncio – la durata della trattativa non è ancora stata rivelata.
Il primo pensiero: qualcuna di queste kermesse scomparirà dalla programmazione newyorkese, ad acquisizione conclusa? Specialmente l’Armory Show, che si svolge a pochissima distanza da Frieze, nella Grande Mela, una al Javits Convention Center e l’altra allo Shed di Hudson Yards? Dipana subito qualsiasi perplessità Simon Fox, CEO di Frieze: tutte le fiere continueranno ad operare poiché complementari – lo rivela senza giri di parole al New York Times. «Sono fiere storiche e iconiche, con radici profonde nelle loro comunità. Per noi è stata una splendida opportunità investire ulteriormente nella scena artistica statunitense e svolgere un ruolo più importante». Gli fa eco Nicole Berry, executive director dell’Armory Show: «Siamo un marchio affermato con radici profonde a New York», commenta, «il mercato dell’arte statunitense è solido, quindi capisco perché vogliano aumentare la loro presenza qui». Il parere di Expo Chicago, a proposito dell’acquisizione: «Aumenta la nostra capacità di essere più incisivi e di avere successo per conto dei nostri visitatori», dichiara sulla stessa testata il presidente e direttore Tony Karman.
Ed ecco il risultato – o, perlomeno, le sue prime anticipazioni. Sia l’Armory Show sia l’Expo Chicago opereranno come divisioni separate all’interno di Frieze con i loro team già esistenti, ma condividendo i servizi aziendali (sponsorizzazione, finanza, legale, hr, digitale). Nessuno smantellamento, insomma, solo un tentativo di «migliorare le cose».
The Armory Show, nel frattempo, prosegue la pianificazione per l’edizione imminente del 2023, in calendario dall’8 al 10 settembre (ve ne parlavamo qui), con 225 gallerie partecipanti e tutti i nomi superstar assenti, a dire la verità, da Gagosian a David Zwirner, da Hauser & Wirth a Pace Gallery. Ma non mancheranno le gallerie in fiera dopo una pausa (oltre 30, tra cui Lehmann Maupin e Galerie Lelong & Co), ben 40 new entries, 140 riconfermate dall’anno passato. E poi ancora una decina di italiane, incluse Luce Gallery (Torino), Vistamare (Milano e Pescara), P420 (Bologna), Apalazzogallery (Brescia), Alberta Pane (Parigi e Venezia), Lorcan O’Neill (Roma), Massimo Minini (Brescia) e Francesca Minini (Milano), Poggiali ed Eduardo Secci (entrambe con sedi tra Firenze, Milano e Pietrasanta).
Dal canto suo Frieze – che dal 2016 è di proprietà della entertainment company Endeavor, hollywoodiana – conferma uno dopo l’altro i suoi appuntamenti del secondo semestre, bussano alla porta la seconda edizione di Frieze Seoul, 6-9 settembre, e poi a ottobre Frieze London e Frieze Masters, gli storici giganti londinesi (qui). Stay tuned.
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