Categorie: Mercato

Il 2021 predetto da Phillips

di - 31 Dicembre 2020

Abbiamo già ripercorso questo 2020 fuori dall’ordinario tramite alcuni fenomeni che, più di tutti, hanno caratterizzato il mercato dell’arte (aste cross-category, online viewing rooms e deaccessioning vi suonano familiari? Ne parlavamo qui). Abbiamo analizzato la top ten delle opere più costose, da un trittico di Francis Bacon fino all’Onement V di Barnett Newman, passando attraverso Hockney, Rothko e i maestri dell’arte orientale (qui). Abbiamo scoperto i lotti più insoliti degli ultimi mesi (qui) e anche tutto quello che, del 2020, vogliamo assolutamente ricordare (qui). E adesso? Adesso non ci resta che guardare al futuro, a questo 2021 carico di aspettative. La casa d’aste Phillips veste i panni della Pizia e dà voce ai suoi esperti per predire l’anno che verrà.

«Il 2021», afferma Robert Manley, Deputy Chairman and Worldwide Co-Head of 20th Century & Contemporary Art, «vedrà una continuazione di molti trend di mercato che abbiamo visto nel 2020, con un’attenzione particolare sui collezionisti e sui musei che tentano di ampliare i canoni accettati e di includere una diversità di prospettive. Quando la pandemia si placherà, si spera entro la primavera del 2021, vedremo più collezionisti che mai affollare le nostre sale espositive, desiderosi di avere un coinvolgimento diretto con l’arte e con quegli oggetti che amano così tanto. Fino ad allora, i collezionisti continueranno ad abbracciare le vendite online, e questa è una tendenza che durerà nel tempo».

Diversificazione, dunque, sarà la parola chiave del 2021. E non è un caso che – nell’anno in cui l’urlo Black Lives Matter risuona forte più che mai – istituzioni come l’Everson Museum abbiano messo all’asta un Jackson Pollock con l’obiettivo di acquistare opere di donne, di artisti di colore, di quelle categorie sottorappresentate nel mercato dell’arte. Una vera e propria gender equity, per «costruire collezioni che riflettano la nostra comunità e che rimangano accessibili a tutti per le generazioni a venire» (lo spiegava, a settembre, la direttrice dell’Everson Museum, Elizabeth Dunbar). E anche se, secondo Kenny Schachter, certe categorie restano ancora «ben lontane dal mercato dell’arte», molte case d’asta si stanno muovendo nella stessa direzione, con un vero e proprio boom di “primizie” nel mondo degli incanti. Il nome Amoako Boafo vi dice qualcosa?

Amy Sherald, The Bathers, 2015. Phillips
Amoako Boafo, The Lemon Bathing Suit, 2019. Phillips

Ma torniamo a Phillips e ai pronostici per il 2021. Secondo Robert Manley, le aste online non sono destinate a estinguersi a breve. D’altronde, perché dovrebbero? Già ben prima della pandemia, le regine del settore sperimentavano le vendite virtuali, affiancate da numerose piattaforme digitali e dalle pioniere tra le gallerie blue-chip (come Gagosian che, a gennaio, annunciava la sua online viewing room con i capolavori di Albert Oehlen, Ed Ruscha e Tatiana Trouvé). Ma mesi fa, senza dubbio, l’idea di un acquisto milionario “a scatola chiusa” non era ancora sdoganata come oggi, con aggiudicazioni online quasi scontate, che hanno superato senza indugio gli 84 milioni di dollari. E chi immaginava, sempre un anno fa, un’asta a staffetta tra Hong Kong, Londra, Parigi e New York? Insomma, i presupposti sono cambiati, e in fretta. Stando così le cose, le opzioni in presenza e in diretta potrebbero coesistere tranquillamente in futuro, e l’aggiudicazione del prossimo Salvator Mundi la immaginiamo in live-streaming, presente in ogni parte del globo (magari, stavolta, non lo perderemo di vista).

Non solo arte moderna e contemporanea: Phillips e gli obiettivi del 2021

Di seguito altre anticipazioni degli esperti della casa d’aste circa il futuro dei rispettivi dipartimenti, con un ultimo sguardo al 2020 e il passo puntato verso il 2021.

«Quest’anno ha dimostrato, forse più che mai, l’importanza dei nostri ambienti domestici», dichiarano i responsabili di Design New York and Design London, riportando con orgoglio il caso della console a parete di Lucio Fontana e Osvaldo Borsani, con un’aggiudicazione record di 1.135.700 sterline alla vendita londinese. «Per l’anno prossimo abbiamo in programma di consolidare le nostre vendite on-line», proseguono, «[…] in aggiunta alle nostre affermate aste stagionali a New York, Londra e Hong Kong».

Anche Graeme Thompson, Worldwide Head of Jewels, esprime ottimismo per le proposte all’orizzonte: «In una serie di entusiasmanti progetti, Flawless – la divisione vendite private del dipartimento Gioielli – collaborerà per tutto l’anno con Vivienne Becker e Vivarium, per continuare a fare da pioniere, sostenere e promuovere le principali gioiellerie contemporanee del mondo con eventi di vendita privata online». E non mancheranno, ovviamente, firme come Van Cleef e Arpels, Cartier e Graff, che continueranno ad animare con eleganza gli incanti del 2021.

Lucio Fontana e Osvaldo Borsani, Wall-mounted console, designed for the dining room of Casa S., Milan, 1950 circa. Phillips
F.P. Journe, Ref. T, 2001. Phillips

Si parlava, prima, del concetto di diversificazione. A portarlo alla ribalta è Vanessa Hallett, Deputy Chairwoman, Americas and Worldwide Head of Photographs: «Come gran parte del mondo dell’arte, il mercato delle fotografie è alla ricerca di una grande inclusione di artisti di colore, LGBTQIA+, donne e altri gruppi storicamente sottorappresentati, come esemplificato nel 2020 dai prezzi competitivi di Zanele Muholi, Dawoud Bey, Peter Hujar e Consuelo Kanaga, tra gli altri». Cary Leibowitz e Kelly Troester, Worldwide Co-Heads of Editions, sottolineano invece come, anche nel 2021, i collezionisti continueranno a manifestare grande interesse per le edizioni «piccole e sconosciute», con la speranza che nuovi nomi entrino a popolare il mercato delle stampe.

E gli orologi?  «La popolarità degli esemplari molto rari», spiega Arthur Touchot, Specialist and Head of Digital Strategy, Watches,«è aumentata in modo incredibile nel 2020, e molti maestri orologiai hanno stabilito nuovi record mondiali da Phillips, unendosi, in alcuni casi, ai nomi di punta delle più importanti aste della nostra classifica annuale. Ci aspettiamo di vedere, nei prossimi anni, altri marchi di nicchia ricevere il riconoscimento che meritano. Inoltre, abbiamo constatato che la provenienza conta sempre, indipendentemente dal livello di celebrità a cui l’orologio è legato, e che la condizione e la qualità rimangono fondamentali quando si tratta di orologi d’epoca».

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