Lo stavamo aspettando, era nell’aria già da un po’. Dopo l’exploit di Beeple nel 2021, che ha aperto le danze dei Non-Fungible Token nelle case d’asta tradizionali; dopo la corsa delle maison in giro per il mondo, impazienti di cavalcare l’onda nel nuovo trend internazionale; dopo il vorticoso saliscendi degli ultimi mesi, che pure fa notizia, e dà sempre da parlare. Dopo un anno e mezzo da quella fatidica aggiudicazione che ha travolto il mondo degli incanti, ecco l’annuncio di Pandolfini: nasce il primo dipartimento NFT italiano, si chiama NFT E DIGITAL ART. E con questo la prima asta, in programma, online, dal 22 settembre al 3 ottobre.
«Quello che con quest’asta Pandolfini inizia a raccontare», spiegano gli esperti, «è un mondo nuovo, un libro ancora non scritto che trascina in una realtà creativa liquida, avvolgente, come il web 3.0 e la sua grande rivoluzione di renderci finalmente protagonisti di ciò che stiamo vedendo rendendolo infine ciò che stiamo vivendo». Da qui l’obiettivo di tentare, perlomeno, di tracciarne le coordinate. A partire da Peter Gric, artista con un solido percorso pittorico che da decenni sperimenta la sua poetica anche in ambito digitale – l’opera proposta in asta da Pandolfini ha una valutazione di € 3.000-10.000.
Di grandissimo impatto filologico è il lavoro di A.L. Crego, che prende le mosse da un’estetica retro-futuribile per poi rappresentare le proprie visioni mentali, attraverso veri e propri mantra visivi ipnotici. Come nel caso della sua GIF, in catalogo per € 2.000-4.000. E non è da meno Marcel Van Luit, l’opera AURORA «parla d’amore e di tempo: il tempo è troppo lento per chi aspetta, troppo veloce per chi teme, troppo lungo per chi soffre, troppo breve per chi gioisce, ma per coloro che amano, il tempo è l’eternità ». € 40.000-100.000 è il prezzo di questo tempo eterno.
Non solo. Tra le proposte NFT di Pandolfini, anche due artisti con un percorso marcatamente generativo come Ivona Tau e Ismahelio. Specificano subito dalla maison: «Per arte generativa si intende il metodo di creazione di opere d’arte che è direttamente collegabile all’utilizzo di un algoritmo, in particolare, la forma espressiva per cui le opere non sono create direttamente dall’artista, ma dall’algoritmo stesso in base a come è stato preimpostato». E ancora: «Gli strumenti digitali al servizio della creatività diventano uno strumento proprio come il mouse, lo scalpello o il pennello, un pennello idealizzato che realizza quello che l’artista desidera, magari seguendo delle tonalità di colore o delle forme di espressione predefinite dall’artista».
Insomma, un’asta figlia del suo tempo. Di quella tecnologia che rende vendibili – eternamente tracciabili, inalterabili, infungibili – i lavori digitali. Appuntamento a fine settembre, con l’asta di Pandolfini.
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