Si tratta del progetto vincitore del concorso per adeguare il palazzo dell’Arengario, in piazza del Duomo, a nuovo spazio espositivo per le collezioni del Novecento.
Diversi quindi i livelli di lettura di questa mostra, cerniera tra i due secoli, tra approdo di una riflessione critica e rilancio di un’azione progettuale.
In mostra sono esposti 80 quadri provenienti dalle Civiche Raccolte d’Arte di Milano, un nucleo che, come scrive giustamente Maria Teresa Fiorio, non teme paragoni con nessun museo al mondo, esito di vicende critiche e collezionistiche esaurientemente indagate in catalogo. Interessante inoltre anche la raccolta di disegni, incisioni, libri a stampa e manoscritti, di collezioni sia pubblica sia privata, presentati da Luigi Sansone e Arnalda Dallaj.
L’allestimento.Nessun pannello didattico, nessuna intitolazione rischiosamente riduttiva. Non teme l’aggettivo idealistico Maria Fratelli, conservatrice delle Raccolte, per qualificare il tipo di relazione che si può stabilire tra lo spettatore e capolavori di questo tipo. Il nuovo museo prevede al suo interno stazioni e strumentazioni didattiche ma, in questa circostanza, l’accento è stato posto sugli allestimenti e quindi, come in una sineddoche, possiamo immaginarci l’esito finale, anticipandone alcune parti come le Period rooms, i roomscape e i loro patterns: nomi derivanti dalla museografia anglosassone, che definiscono i piani mobili, gli sfondi e i suggerimenti di ambientazioni antiche voluti da Emanuele Auxilia e Fabio Fornasari dello studio Rota. All’ingresso ad esempio i tappeti stesi a terra si spiegano in relazione ad alcuni passi del Manifesto del Futurismo, alle foto di interni di primo ‘900 e alla lampade a incandescenza sospese al di sopra.
Le indagini. Un’attività da dietro le quinte assume finalmente visibilità in una mostra aperta al pubblico e particolarmente utile, come sottolinea Marina Pugliese perché, all’interno dello sperimentalismo dichiarato dell’avanguardia futurista, l’opera pittorica di Umberto Boccioni presenta elementi tradizionali e innovativi non solo a livello formale ma anche a livello tecnico. Ecco pertanto esposti i risultati delle indagini con testi e immagini che, sincronicamente proiettati sullo schermo, permettono di verificare personalmente le conclusioni cui è giunto il gruppo di studio su tre opere di Boccioni: Donna al Caffè – Compenetrazioni di luci e piani (1912), Il bevitore (1914), Sotto la pergola a Napoli, (1914).
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Gabriella Anedi
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