Categorie: milano bis

fino al 30.VII.2003 | Ghada Amer | Brescia, Galleria Massimo Minini

di - 6 Giugno 2003

Per quanto i suoi lavori ricordino gli aggrovigliamenti di un Pollock, niente è più lontano dalla mentalità di Ghada Amer della gestualità istintiva che presiede ad ogni forma di espressionismo. Non è un caso, infatti, che al di là dell’apparenza, quelli che realizza non sono dipinti ad olio ottenuti sgocciolando direttamente il colore sulla tela, ma meditati ricami. Alla rapidità e alla naturalezza del gesto espressionista, Amer sostituisce la lentezza e l’artigianalità di un processo creativo che ha non poche analogie con il lavoro, e che le permette di conseguenza di spostare l’attenzione dal soggetto che crea all’oggetto che lentamente prende forma. E’ infatti una tematica sociale quella che interessa all’artista egiziana: il problema dell’identità femminile.
Sulle grandi tele esposte ha ricamato, incollato e intrecciato fili colorati che si organizzano in composizioni delicate alla Turcato, cromaticamente ricche e piacevoli. Le parti ricamate e quelle incollate si integrano fino a originare ragnatele intricate e composite, ma allo stesso tempo sgualcite e filamentose come se troppi lavaggi ne avessero indebolito le fibre. Ad un primo sguardo questi elementi lineari appaiono come forme astratte. Si tratta, tuttavia solo di un’apparenza transitoria perché in realtà, con il passare del tempo e l’aumentare dell’attenzione, cominciano a rivelare la loro conturbante natura. Se prima lo sguardo si limitava a scivolare sulla superficie di questi intrecci, accontentandosi della loro gradevolezza estetica, ora comincia a ritrovare nei garbugli di filamenti, i profili di figure femminili disinibite nel loro esibire platealmente parti intime e nel farsi cogliere durante atti di masturbazione. Ai tracciati del ricamo, sinonimo di una concezione puritana a conservatrice della donna, l’artista contrappone dunque le visioni provocanti di un erotismo raffinato e compiaciuto.
Ma non si tratta solo di un banale accostamento, quella do Amer è un’analisi più approfondita, che cerca di esplorare le dinamiche che si generano dall’avvicinare così contrastanti visioni. Le scene erotiche non sono mai chiare e distinte. Per quanto ci si possa sforzare di metterle a fuoco, esse sembrano sempre sul punto di scomparire. Diviene impossibile conservarne la nitidezza. Questa peculiare tendenza a dissolversi ricorda il destino di quei pensieri inaccettabili e dolorosi che instancabilmente cerchiamo di scacciare via e che inesorabilmente ritornano a disturbare la nostra coscienza.
Del resto è proprio il meccanismo della rimozione psicologica che ci permette di comprendere il lavoro dell’artista egiziana: come scheletri sotterrati che spingono per riaffiorare in superficie, così le donne disinibite di Ghada Amer cercano in ogni modo di farsi notare ma il loro accesso è negato da una tradizione radicata che non riesce ad accettare questo lato dirompente dell’identità femminile. E preferisce blindarsi nella più rassicurante idea di un ricamo fatto di innocue decorazioni.

pierluigi casolari
mostra visitata il 30 maggio 2003


Ghada Amer
Dal 17 maggio al 30 luglio
Galleria Minini, Brescia
Via Apollonio, 68, 25128 Brescia
Tel. 030 383034 fax. 030392446
e.mail galleriaminini@numerica.it
www.galleriaminini.it
orari: dal martedì al sabato dalle ore 15,30 alle 19,30


[exibart]

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  • le foto non rendono giustizia. Le 5 (?) opere di grandi dimensioni in mostra, sono di quelle che mettono d'accordo un po' tutti, veramente molto, molto belle. La serie dei disegni mi sembra, al contrario, piuttosto deboluccia nel complesso.

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