Si spingono nei luoghi di lavoro, nelle abitazioni, negli spazi espositivi; i loro obbiettivi vanno dove intimità, riflessioni, spensieratezze e creatività trovano rifugio e nuove energie per riformularsi. Ad essere soggetti non sono solo i contorni, i contesti aperti o chiusi, gli sfondi delle stampe polaroid, ma piuttosto gli occhi. Intesi come corpi unici e complessivi della vita e del fare fotografia, i bulbi di figure come quelle di Christo, Jeanne-Claude, Nina Hagen, Bryan Adams, William Wegman, Louise Bourgeois, Sophie Calle, Rammstein, Mondino, Barbara Sukova, Joe-Peter Witkin, Sir
Ricollocati in corrispondenza di altre parti dei corpi diventano occhi su orecchie, su capezzoli, su pancia. Ricostruzioni scenografiche in cui chi si fa fotografare parla di sé e
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mostra visitata il 14 dicembre 2002
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