Un artista che racchiude nelle sue opere scultoree l’intoccabile distanza della storia, il disincantato successo del presente e l’atemporale esemplarità per le generazioni future.
Un artista che ha seguito attentamente la lezione di Henry Moore e David Smith, senza rimanere intrappolato dalla pedissequa riproposizione di modelli così autorevoli, scoprendo e difendendo una propria originalità creativa che è riuscita ad evolversi nel tempo.
Un artista che ha saputo svolgere una ricerca seria e rigorosa sulle caratteristiche dei materiali, senza esclusioni di sorta, (dall’argilla al bronzo, dall’acciaio al gesso…), decifrandone le leggi segrete che rispondono alla sua più profonda “necessità interiore”.
Sono questi alcuni, semplici messaggi trasmessi dalle opere di Anthony Caro esposte alla galleria Rubin di Milano, prove concrete di una capacità espressiva che ha trovato nello studio di maestri antichi e contemporanei la forza per costruire una linea evolutiva che non teme disinvolti cambiamenti linguistici, senza facili citazionismi o maldestri rifacimenti che confondono la tradizione con la mera citazione.
Dopo un approccio figurativo legato ad un volume, ad un’espressione e ad un contenuto, tra il 1959 ed il 1960, Caro avverte l’esigenza di operare un netto cambiamento in senso astratto, ove diventano protagonisti i materiali, le forme e le idee che sottostanno alla creazione scultorea.
Con una consapevolezza che dimostra una notevole capacità di flessibilità rappresentativa, l’artista, moderno ed instancabile fabbro d’idee, sceglie alcuni pezzi di metallo, li taglia geometricamente e li assembla senza alcuna giuntura, unificati dalla forza di un colore che rifiuta qualsiasi tipo di timidezza.
Così, Caro crea forme aniconiche che fanno convivere un linguaggio costruttivista, rigido, severo nella sua purezza intellettuale, con uno più scanzonato e libero, segno evidente di una capacità compositiva che supera ogni rigore grammaticale.
Autentici collages tridimensionali, impavidi nel lasciarsi scoprire da ogni punto di vista, le sue sculture attestano una chiarezza strutturale che travalica qualsiasi contingenza spazio-temporale, grazie ad una rispettosa coerenza interna e ad una sorprendente armonia.
Superata definitivamente l’apparente brutalità della materia, le opere di Caro sono il risultato di sottili bilanciamenti tra il visivo ed il tattile, tra l’informe ed il narrativo, tra semplice concretezza ed arcaica astrazione, in un gioco di pesi e misure che solo l’abile mano dell’artista-demiurgo sa equilibrare.
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