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fino al 7.V.2003 | Ottonella Mocellin – Separarsi è una pena così dolce che… | Milano, Studioventicinque

di - 30 Aprile 2003

Realizzato nel 2001, il video Separarsi è una pena così dolce che vorrei dire addio fino a domani (il titolo è preso da un verso pronunciato da Giulietta) viene presentato in questi giorni presso lo Studioventicinque.
Seguendo alcune delle modalità narrative ormai diventate abituali per lei, Ottonella Mocellin racconta una storia (all’apparenza) semplice con immagini altrettanto semplici. Due ragazze sulla spiaggia, una voce narrante fuoricampo che man mano svela il perché di quella particolare giornata al mare, che poi si trasforma in nottata e si scopre infine rituale. Anch’esso esteriormente lineare, eppure profondo, come tutti i rituali. In pochi minuti viene addensata l’elaborazione di un lutto, l’addio a un ragazzo che per entrambe le protagoniste, in maniera diversa, ha significato molto più di un amico: il suo volto si intravede appena, su una foto che viene chiusa tra le pagine di un libro, come i fiori messi a seccare.
La rappresentazione è ricca di rimandi simbolici, che sembrano voler rinviare a quella dimensione codificata -quasi ieratica- del cerimoniale, dove ogni gesto è noto a tutti, ed è allo stesso tempo portatore di arcani e profondi significati. Sono proprio i gesti (in una dimensione che Alejandro Jodorowsky definirebbe psicomagica) che segnano il superamento del distacco da una persona tanto intensamente amata: lo scrivere una lettera al ragazzo morto, parlare di lui attorno al fuoco (cerchio di luce), infilare il messaggio in una bottiglia, gettarla in mare ed infine gettarsi nell’acqua per un bagno dalle molteplici valenze.
Il video è dominato dall’idea del doppio: due sono le ragazze, i momenti del rito (il giorno e la notte), i mondi che vengono in contatto tra loro (i vivi e i morti), le linee temporali (il presente dell’azione scenica e il passato rievocato dalla narrazione). Terzo polo, solo virtualmente presente, è la nonna di Pietro, che sembra rappresentare lo stato della consapevolezza acquisita e dell’accettazione della morte, in un “trittico” che rimanda al legame ancestrale tra la dimensione femminile (portarice di vita eppure accostata ai lati oscuri e sotterranei dell’esistenza e della fantasia) e la morte. Anche l’ambiente contribuisce a segnare un simbolico dualismo: la spiaggia (la terra, la staticità) è il luogo della parola, dell’elaborazione cosciente, mentre il mare è l’elemento in cui tutto, dalle parole della lettera chiuse in una bottiglia alle due protagoniste, si immergono e ne escono mutati.
Ancora una volta si nota nell’opera di Mocellin l’utilizzo di una struttura narrativa dai riflessi autobiografici, a segnare un incontro (che sembra non concludersi mai in una fusione completa) tra due personalità, fra due intimità. Come nelle ultime esposizioni, Enduring Love e Happy Together, anche qui due mondi distinti sembrano messi in qualche a confronto, per rivelarne poi la reciproca incompatibilità.

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Ottonella Mocellin al GAM

monica ponzini
visto il 24 aprile 2003


Ottonella Mocellin
Separarsi e’ una pena cosi’ dolce che vorrei dire addio fino a domani
Inaugurazione mercoledì 16 aprile 2003
Il video sarà visibile fino al 7 maggio, su appuntamento.
TUFANO STUDIOVENTICINQUE
ASSOCIAZIONE CULTURALE
via Col di Lana 14, 20136 Milano
Tel. 0289420303


Video, colore
Anno: 2001
Durata: 12 minuti
Realizzato in collaborazione con Michela Buzzi
Fotografia di Nicola Pellegrini
Montaggio di Ottonella Mocellin, Michela Buzzi, Nicola Pellegrini


[exibart]

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