Ebbene sì, pare proprio che gli italiani nonostante la globalizzazione, l’Europa unita ed il secondo millennio, in fatto di gusti siano dei gran conservatori, legati (oltre che alla “mamma”) alle buone, vecchie, rassicuranti tradizioni del nostro paese. Ecco dunque che riconoscono nella casa tradizionale il proprio ideale, e nonostante il fiorire nelle città di ristoranti cinesi, indiani, messicani, arabi, ove è possibile passare una cenetta insolita e divertente, il cuore rimane legato in realtà ai succulenti piatti della cucina regionale italiana. L’auto preferita rimane la berlina seguita dalla utilitaria da città. Per non parlare poi dell’arte! Nei confronti di quella contemporanea, si registra una sorta di diffidenza, addirittura di rifiuto, preferendo rimanere legati a quella figurativa di stampo rinascimentale, fiore all’occhiello del nostro paese. Questi i risultati emersi da “Artegramma” la terza ricerca effettuata nell’ambito del progetto Art’è Monitor – Osservatorio permanente sulla fruizione dell’arte in Italia varato da Art’è nel 1996 con l’obiettivo di monitorare e conoscere i gusti degli italiani in fatto di arte, ed offrire alle istituzioni sia pubbliche che private uno spaccato fondamentale per la progettazione e creazione di iniziative culturali. La ricerca è stata effettuata su un campione rappresentativo della popolazione italiana, di età compresa tra i 25 ed i 55 anni,distribuito su 4 aree geografiche (Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud e Isole), a cui sono state poste domande-test su argomenti vari, tra cui quelli artistici. In questo ambito si è notato come spesso gli italiani, benché interessati, abbiano le idee confuse (cospicua è la percentuale di coloro che non sanno indicare qual è il loro artista preferito o da quali mostre siano attirati), e come ritengano in generale l’arte un fatto elitario, a loro estraneo, da ammirare come atto culturale, ma non da Vivere.
Pochissimi poi sono coloro che acquistano opere d’arte contemporanea, ritenendo i più di non avere le competenze necessarie per valutarne l’effettiva qualità rispetto al prezzo, che si pensa essere esorbitante. Al contrario molti si dichiarano frequentatori di mercatini dell’antiquariato, disposti a pagare profumatamente un pezzo d’arredamento che sappia di passato, poco importa se antichizzato il giorno prima. Emerge inoltre come i mass-media giochino un ruolo importante in fatto di “mode” culturali, sponsorizzando eventi di sicura riuscita commerciale, a scapito spesso di iniziative meno “popolari”, ma qualitativamente superiori.
Questi dunque i risultati della ricerca, che lasciano aperta una domanda: che fare per equilibrare la situazione? La risposta è tutta da costruire a partire da oggi.
Gabriella Depaoli
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