Waifron Torresan nasce, a Villafranca di Verona, nel 1903 e trascorre l’infanzia tra le terre venete e mantovane. Li ha inizio il primo contatto con la vita contadina che si trasforma presto in amore per la natura e la terra, temi dominanti dei suoi lavori. Durante la guerra, evitato il servizio militare perché ultimo nato ed orfano di madre, lascia il Veneto per trasferirsi in Valle Olona, in Lombardia, e continua a studiare la pittura da autodidatta. Frequenta corsi di studio a Milano, presso l’Accademia di Brera e lavora anche nello studio del pittore Gloriano Rossi. Firma i suoi lavori solo con il nome proprio, scelto dal padre ferroviere appassionato di storia e mitologia nordica. Nel 1934, dopo aver sposato Celeste, Waifron dipinge senza sosta. A Busto, incontra numerosi artisti locali: Alberti, Somasca, Rebesco, Vedrini e il pittore Arturo Tosi, che chiamerà sempre “ Maestro”. Tra il 1942 ed il 1948, nascono i figli Paolo e Franca e lavora come ritrattista per i benefattori dell’Ospedale di circolo. Partecipa a numerose manifestazioni artistiche, mostre e concorsi fino al 1982, quando muore per ictus.
Il figlio Paolo ricorda: ”Su una panchina di viale Diaz, dove abitava e aveva il suo studio, stava aspettando gli amici pittori; li attendeva per una nuova sfida al sole che tramonta ed alla luce che investe la campagna. Aveva il pollice,l’indice ed il medio raccolti nell’atto di stringere il suo pennello per un dipinto che resterà l’ultimo meraviglioso sogno”.
Torresan non aderì mai all’arte moderna, troppo fredda ed analitica. La ciclicità della natura, il paesaggio e la luce sono le tematiche fondamentali dei suoi quadri. L’artista amava ritrarre anche gente semplice e soggetti di carattere religioso, oggi conservati in collezioni private e chiese della provincia di Varese. La sua tecnica pittorica è caratterizzata da “stesure morbide e liquide”. La sua pennellata “crea un interessante gioco di luci e ombre”. La lettura estetica della pittura di Waifron è immediata, anche se i titoli delle opere e i diversi periodi in cui sono state realizzate, dimostrano come l’artista abbia trasformato l’immagine con il passare degli anni. “I paesaggi che egli dipinge – secondo Giovanni Uberti Bona – sono esclusivamente dal vero (…). Torresan si appassiona ai luoghi che vuole dipingere, li avvicina con amore, se li gode ancora prima di presentarli dipinti e pare che da ognuno di essi si snodi (..) un poema inespresso che egli tiene chiuso dentro di sé.”
Silvia Cappelletti
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