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fino al 17.IV.2010 | Marco Cingolani | Milano, Antonio Colombo

di - 31 Marzo 2010

Marco Cingolani (Maslianico, Como, 1961; vive a
Milano) è un pittore onnivoro, eccessivo nello scegliere e nel comprare i
colori, nel trattarli e mescolarli, nel far scorrere con velocità o studiata
lentezza il pennello e nell’organizzare una serie di campiture per decidere
poi, davanti a più tele, quella che gli appartiene di più.
I suoi lavori sono intrecci di
possibilità che partono dalla grande tradizione pittorica italiana per
approdare a un registro strabico dai contenuti e dalle metafore che sfuggono a
qualsiasi irregimentazione. In questo senso, Cingolani è un artista che,
attraverso un solo comportamento, svela differenti mondi che gli si aprono
grazie alle sue letture attente, alla sua curiosità raffinata e ricercata, alla
sua collezione di libri che restituisce poi nell’evidenza pellicolare delle
opere su tela, all’indagine della cronaca, della storia e della politica
recente, all’esplorazione antropologica di una nazione sempre borderline come
l’Italia.
In questa mostra, Cingolani
propone cento immagini ingrandite, ritagliate, imbrattate da colori e segni,
riferite a fatti di “cronaca vera”, spezzoni rifilati, tagliati e dipinti che
appartengono alla sua memoria e alla sua personale catalogazione. Quelli proposti
sono cento personaggi, alcuni viventi altri già scomparsi da tempo, che per
differenti motivi hanno partecipato, tra divertimento e sconcerto, a fatti
straordinari, raccapriccianti, pericolosi o preoccupanti. Cento storie che
tracciano una mappatura antropologica della storia presente e passata della
società, palcoscenico straordinario dell’ordinario e del superlativo, cronaca
incessante nella quale la realtà supera la più fervida delle fantasie.
Le foto in bianco e nero, sporcate
e violentate dalla gestualità cromatica di Cingolani, rappresentano uno
spartito, una partitura, una trama aggiunta a ciò che l’immagine originaria
intendeva riferirsi. In tal modo la sfida va nella direzione del messaggio
srotolato attraverso un sorriso appena accennato, il suo sorriso, che trova
nella limpidezza cerulea dei suoi occhi un modo per sorpassare la pesantezza
della critica concettuale fine a se stessa ed entrare nel territorio inviolato
del dubbio, della domanda sussurrata e irrisolta dell’arte.

Cingolani è un narratore
straordinario, un inventore di situazioni sempre in bilico tra verità e
finzione, un pittore che sfrutta pennello e colore per esprimere, attraverso il
retinico, dimensioni che vanno oltre il visibile, entrando nella sfera delle
emozioni, di una favola contemporanea ricca e debordante.

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dal 18 marzo al 17 aprile 2010
Marco
Cingolani – Comics. Fotostoria d’Italia ritoccata ad arte
Antonio Colombo Arte Contemporanea
Via Solferino, 44 (zona Moscova) – 20121 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 15-19
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel./fax +39 0229060171; info@colomboarte.com;
www.colomboarte.com

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Visualizza commenti

  • Trovo più interessante questo tipo di ricerca di Cingolani che quella prettamente pittorica.

  • ...ma questi interventi pittorici su foto li faceva Schifano trent'anni fa.
    il vip, il politico, la tv...
    ...ma per piacere, ma per pietà!

  • sarebbe interessante sapere come una galleria possa decidere di proporre la mostra di un artista che fa opere di questo tipo, che forse apparirebbero contemporanee se fossimo negli anni 60. E sopratutto come decide una rivista di recensirla. Tutto può essere interessante e degno però allora si ripete l'urgenza di sapere perchè questo/i artista/i?

  • Sinceramente questi lavori sono di alta qualità. E'chiara l'evoluzione dell'opera dell'artista. Il fatto che Giacinto d.P. lo abbia inserito nella sua mostra del PAC ne dimostra la validità. Punto e basta. Il resto è tutta invidia.

  • Alta qualità non significa molto, a meno che tu non fornisca una definizione rigorosa della qualità cui ti riferisci. Il fatto che il buon Giacinto lo abbia portato al PAC dimostra che Giacinto l'ha portato al PAC. Poi per carità il passaggio in un museo fa sempre comodo e dimostra che l'artista in questione ha buone conoscenze e una o più buone gallerie alle spalle. Il discorso naturalemte vale in generale e prescinde dalle qualità artistiche dell'artista in questione.

  • Cari giovani giovanissimi creativi pseudo tali iperwild pop e sexy che rifate le stesse cose senza saperlo e con l'arroganza di essere ignoranti tipica del nostro paese(ormai),cingolani non lo amo ma se è vero che schifano faceva le stesse cose, allora richard prince(ormai anzianotto) per esempio e tanto x fare un nome dove lo mettiamo..e tutti coloro che rifanno tutto quello strafatto negli anni 70 se non 20 sperimentazioni musicali comprese..non basta dire duchamp per motivare tutto...non basta chiamare street quello che era graffito..non basta chiamare neo folk quello che era naive..non basta chiamare neo pop o psicadelia quello che era pop,op...non basta chiamare new abstraction quello che era abstraction..non basta dire di aver realizzato il lavoro in stop motion e non sapere cosa si è fatto..non basta svegliarsi al mattino con 2 soldi in più di altri e decidere di acquisire lo status con lo strumento arte..meglio e più onesti gli amici della de filippi...dimenticavo..ho 29 anni.

  • C'è anche un mio amico che fa le stesse cose di Cingolani ma non è mai stato al PAC nemmeno da spettatore.
    Non c'è bisogno di essere originali ne di avere "quaulità" per fare l'artista, serve ben altro

  • Caro “Nono”, il fatto che l’artista in questione abbia una o più buone gallerie alle spalle e/o buone conoscenze è già una dimostrazione di alta qualità. Altrimenti perché avrebbero dovuto prenderselo? Poi sul fatto che una rivista lo recensisca non riesco a capire dove vai a parare. Quali sono i criteri per recensire un artista?

  • il criterio è che abbia una o più buone gallerie alle spalle, e anche buone conoscenze fanno comodo. L'hai detto anche tu, la qualità di un artista la determina le galleria con cui lavora. Quindi anche tu non poni nessuna attenzione al lavoro che presenta, per te fa fede il fatto che lavori con le persone giuste. Se anzichè dipingere su delle foto si soffiasse il naso nella carta vetrata non ci sarebbe differenza.

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