A soli ventitre anni William Klein, artista cosmopolita ed eclettico, fotografo e in seguito applaudito cineasta, debuttava per la prima volta sulla scena milanese.
Oggi, a cinquant’anni di distanza, e in seguito a un sempre maggior numero di consensi a livello internazionale di critica e di pubblico, ecco finalmente una nuova mostra fotografica a lui interamente dedicata e capace di stupire anche uno spettatore poco o per nulla “addetto ai lavori”.
L’esposizione, allestita nella bella cornice di Galleria Sozzani e che rimarrà aperta fino al 17 dicembre, ne riassume l’attività di fotografo nel decennio ‘50/’60, periodo tra i più fervidi della sua produzione prima che l’incontro con Fellini dirotti la sua arte, almeno per un certo periodo, sui set cinematografici.
Una mostra retrospettiva, dunque, aperta da Backstages di grandi stilisti: la frenesia di modelle che si preparano alla sfilata si alterna a ritratti ieratici di donne provocanti e raffinate, abbellite dal tocco della moda parigina. Dalla capitale francese alla tumultuosa città di New York, attraverso un carosello di immagini di sorprendente impatto visivo. Dal bianco e nero alle sgargianti vernici blu, rosse e gialle che incorniciano, con rapide e corpose pennellate, sequenze di pellicole di film.
New York, così spasmodica e frenetica ma al tempo stesso affascinante, fa poi da sfondo in quella che idealmente si può considerare la terza parte dell’esposizione. Moltitudini razziali impresse sulla pellicola in una gestualità spontanea; persone comuni vestite a festa, in processione o all’interno di un bar le cui vetrine riflettono i marciapiedi e le insegne dei negozi posti dall’altro lato della strada. Momenti di vita quotidiana, spesso connotati da una forte critica e satira nei confronti di una società in degrado: bambini da strada con la pistola, ghetti dimenticati, edifici demoliti.
Ma anche soggetti inanimati fissati con lo stesso approccio quasi documentaristico: insegne pubblicitarie, cartelloni da cinema, locandine, insomma tutto quello che nell’immaginario collettivo è l’America degli anni Cinquanta. Tutto ciò ottenuto grazie all’uso di una pellicola ultra rapida che permette di cogliere un mondo in costante movimento, arrivando a volte all’effetto volutamente sfuocato, e di un supporto particolare, la stampa alla gelatina d’argento, che dà allo sfondo quell’inconfondibile e fredda cromia argentata. Insomma, fotografie che sono veri capolavori!
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Chiara Parrini
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