Il progetto The Mobile Archive, seppur ai suoi primi tentativi, ha preso avvio in Israele due anni fa esatti. Era il marzo del 2007. Millecinquecento opere video e multimediali avrebbero dovuto, secondo tutela e iniziativa dellâIsraeli Center for Digital Art, diventare contenuti pubblici, consultabili e fruibili al piĂš ampio numero di persone interessate ad avvicinare lo scenario visivo del contemporaneo.
Da quel momento, grazie allâassiduo impegno di promozione da parte della fondatrice Galit Eliat (attualmente direttrice del centro israeliano con sede a Holon), lâidea dâun archivio mobile ha dato prova della propria adattabilitĂ provvisoria, trovando sede presso la Kunstverein di Amburgo, la Halle fĂźr Kunst di LĂźneburg, il Wyspa Institute of Art di Danzica, la Whwâs Gallery Nova di Zagabria, la Glasgow School of Art e lo Iuav di Venezia.
A Milano, presso la sede comune di Viafarini e Careof, The Mobile Archive trova una nuova base per mettersi in mostra e per fondersi con altri ritmi, spazi e attivitĂ culturali, propri delle cittĂ di accoglienza del progetto. Anche se in livrea milanese, The Mobile Archive si basa su tre regole che ne sanciscono lâunicitĂ e ne smuovono confronti. La prima caratteristica è lâapertura dellâintero archivio a un esteso numero di persone; grazie a questa possibilitĂ , a ciascun visitatore è data lâopportunitĂ di selezionare direttamente i materiali da visionare.
Lâarchivio, infatti, sotto lâaggettivo âmobileâ viene presentato, fatte le dovute analogie, come la banca dati digitale di Careof, e cioè come una video-library (con tanto di elenchi di artisti e sinossi dei contenuti). Chiunque, senza dover chiedere alcun permesso o appuntamento, può scegliere di visionare liberamente i video e concentrarsi, individualmente, sulle opere selezionate. Come compendio a questo tipo di servizio estetico-informativo, nelle diverse declinazioni internazionali The Mobile Archive presenta a ogni sua tappa programmi video a cura dellâIsraeli Center for Digital Art e di operatori legati al territorio.
Questa capacitĂ osmotica del progetto permette di ampliare la propria portata, grazie al costante accrescimento dellâarchivio-collezione, attraverso la selezione di venticinque nuovi lavori proposti dai curatori delle organizzazioni ospitanti.
Al Docva, sotto lâegida di Gabi Scardi, la mostra rivela una selezione di video internazionali proiettati negli spazi espositivi di Careof e Viafarini. Il pubblico è inoltre invitato a consultare lâarchivio, con la speranza di poter ricreare il giusto clima di fruizione dâuna biblioteca. I visitatori possono creare una propria playlist, anche grazie al programma di proiezioni a scadenza settimanale.
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