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fino al 20.VII.2008 | Max Bill | Milano, Lorenzelli

di - 8 Luglio 2008
Pittore, scultore, architetto, grafico, teorico, politico, Max Bill (Winterthur, 1908 – Berlino, 1994) fu co-fondatore e primo direttore della Hochschule für Gestaltung di Ulm, la celebre Scuola di Ulm erede della Bauhaus. Edificata per iniziativa della Fondazione Scholl in memoria di Hans e Sophie Scholl, l’HfG Ulm formò diverse generazioni di grafici, sviluppando particolarmente in Germania il design funzionale.
Egli stesso allievo della scuola d’arte e architettura tedesca, Max Bill rappresentò nel periodo fra le due guerre e nel secondo dopoguerra, con Lohse, Graeser e Bodmer, la seconda ondata dell’astrattismo geometrico che prese il nome di neoconcretismo e si sviluppò in opposizione all’informale fra gli anni ‘50 e ‘60. Concretismo, il cui manifesto redatto da Theo van Doesburg nel 1930 per un’arte marcatamente geometrica e non figurativa aveva raccolto al primo appello gli artisti del gruppo De Stijl, Malevic, Lissitzky e Moholy-Nagy, fra gli altri, e che si ripropose nell’Italia del dopoguerra col Mac.
Forma d’arte non naturalistica distinta e distante dall’astrattismo non geometrico -informale, action painting, pittura segnica e materica-, il concretismo era basato sulla ricerca di accostamenti cromatici essenziali e forme geometriche definite. In riferimento al termine “concreta” contrapposto a “figurativa” e al ruolo in essa dell’astrazione, Max Bill aveva deciso di chiamare con il termine di arte concreta quelle opere d’arte estranee sia alla realtà esteriore che alla sua trasfigurazione.

Opere d’arte prive di un processo d’astrazione: “La pittura e la scultura concrete non sono che la realizzazione di quanto è otticamente percepibile. Il mezzo creativo è dato da colore, spazio, luce e movimento; con la composizione di questi elementi si originano nuove realtà. Idee astratte che esistevano dapprima solamente nel concetto vengono rese visibili se realizzate in forma concreta”. Sviluppatosi contemporaneamente alle avanguardie, il concretismo segnò il passo all’interdisciplinarietà nelle arti visive attraverso l’integrazione di pittura, scultura e architettura.
Forma, funzione, bellezza è la mostra ordinata negli spazi espositivi di Lorenzelli Arte, desumendo per reminiscenza fin dal titolo la teorizzazione estetica di Max Bill. Che vedeva nella forma l’integrazione armonica delle funzioni, una “qualità” intrinsecamente connaturata alla bellezza. Forma, dunque, in senso paradigmatico, risalente alla nozione percettologica di Gestalt. Per lui era del tutto naturale che la forma, in quanto espressione sensibile della bellezza, fosse bella.

La mostra si concentra sulle opere di Bill pittore e scultore: cinquanta dipinti caratterizzati da campiture piattissime che coprono totalmente le superfici, con giustapposizione e compenetrazione limpida di colori e forme. E accostamenti talora semplici, tal altra elaborati, ma con esiti sempre netti e rigorosi nella determinazione dei contatti tra forma e colore.
Discorso che vale anche per le quattro sculture in mostra: piatta levità, giustapposizione plastica degli elementi e compenetrazione fra materia e vuoto. Registrando quindi una evidente continuità fra l’opera scultorea e pittorica di Max Bill.

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emanuele beluffi
mostra visitata il 21 giugno 2008


dal 29 maggio al 20 luglio 2008
Max Bill – Forma, funzione, bellezza
Lorenzelli Arte
Corso Buenos Aires, 2 (zona Porta Venezia) – 20124 Milano
Orario: da martedĂŹ a sabato ore 10-13 e 15-19; lunedĂŹ su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 02201914; fax +39 0229401316; lorenzelliarte@tin.it; www.lorenzelliarte.com

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