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fino al 24.VII.2010 | Marcus Harvey | Milano, Galleria Marabini

di - 21 Luglio 2010
Accade da sempre, in ogni ambito, che singoli milieu,
limitatissimi nello spazio e nel tempo, sfornino un’intera generazione di
personaggi notevoli, destinati a passare alle cronache e, in certi casi, alla
storia, raccolti sotto un’etichetta, qualche volta convenzionale e surrettizia.
Così fu per molti diplomati di fine anni ‘80 del Goldsmith’s College, presto
noti come Young British Artists. Più o meno ispirati, più o meno celebri, più o
meno milionari, molti di loro sono tuttora sulla cresta dell’onda e di gallerie
e case d’asta.

L’esordio sensazionalistico di Marcus Harvey (Leeds, 1963; vive a Londra), che
ottenne il marchio di qualità delle levate di scudi dei benpensanti con tanto
di vandalismi e rimozione coatta, fu l’esposizione della gigantografia iconica
dell’assassina seriale Myra alla collettiva Sensation curata da Charles Saatchi presso
la Royal Academy nel 1997. Tredici anni più tardi, reduce da un’importante
personale alla White Cube londinese, Harvey continua ad affabulare un discorso
radicale su retroscena e rimossi delle strutture sociali e psichiche,
rivolgendosi al pubblico con l’intento programmatico di “fuck their day” (ipse dixit al Guardian in un’intervista del 2009).

La dépendance milanese della Galleria Marabini
(specializzata proprio in Young British Artists: è in programma una personale
dedicata all’artista-scrittore Harland Miller a ottobre) ospita tre “door
paintings”,
contemporaneamente alla più articolata esposizione bolognese.

Immagini dall’effetto vetro oscurato incorniciate da
autentici pannelli di finestre: la prossemica da peep show del door painting
rimanda al tema del voyeurismo già scandagliato dall’artista in tanti dipinti,
dove pennellate pastose alla de Kooning reinventano ritagli da riviste pornografiche. I
soggetti non sono meno scabrosi: un dittico mostra un uomo e una donna nudi che
indossano maschere di Margaret Thatcher (un soggetto preferito per Harvey) e
Tony Blair, gli uomini più potenti dell’Inghilterra recente. Il ghigno
caricaturale delle maschere si appoggia sull’imbarazzo del corpo occupato a
celare i genitali, su uno sfondo di pennellate materiche nero pece, dense,
insistite e torbide.

L’altra opera vira il discorso sull’identità britannica
(si veda la personale Albion del 2007) e sugli aspetti grotteschi del re messo a nudo
(Führer’s cakes,
2005) verso l’attualità contingente. L’epoca dei papi regnanti, ritratti da Raffaello, Tiziano o Velazquez mentre celebrano il proprio
potere e i propri intrighi sotto manti purpurei, è tramontata da secoli, ma – a
quanto pare – anche la possibilità baconiana di riutilizzare quelle icone come
emblema di un potere metafisico e terribile.

Il papa stanco dalla testa crollata, anch’egli idealmente
messo a nudo, sormontato da una carcassa d’agnello che perde l’angosciante
aggressività del bue squartato nell’opera-matrice di Bacon per farsi agnello sacrificale,
non può non rimandare allo scoperchiamento in atto del sepolcro imbiancato
della pedofilia nel clero.

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La sezione milanese della mostra

Harvey
e Turps Banana

Personale
da White Cube

alessandro ronchi

mostra visitata il 13 luglio 2010


dal 24 giugno al 24 luglio 2010

Marcus
Harvey – Door Paintings

Galleria Marabini Project Room

Piazza Sant’Erasmo, 7 – 20121 Milano

Orario: solo
su appuntamento

Ingresso libero

Info: tel. +39
0262086802; fax +39 0516440029;
desk@galleriamarabini.it; www.galleriamarabini.it

[exibart]

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