Dopo la partecipazione alla mostra romana “Le Jardin 2000”, tenutasi a Villa Medici, la galleria Salvatore + Caroline Ala ospita la prima personale italiana di Thierry Fontaine, un giovane artista originario dell’isola La Rèunion, dipartimento francese nell’Oceano Indiano.
La mostra, a cura di Giacinto di Pietrantonio, presenta una serie di opere fotografiche di grande formato dove protagonista è il corpo dell’artista, inserito all’interno di una natura rigogliosa.
Diventa lui stesso scultura rivestito di materia grezza, argilla o gesso, perdendo ogni tratto somatico e annullando così la propria identità; in alcuni casi vengono inglobati in questa materia elementi quali foglie, piccole pietre piuttosto che sabbia, in totale comunione con l’ambiente circostante.
La ricerca artistica di Fontaine affronta il rapporto uomo/natura, inoltrandosi cosi in quel vasto ed ancora attuale dibattito che, partendo dal pensiero greco, arriva fino ai giorni nostri; l’artista riconduce l’uomo all’interno dell’ambito organico, in un confronto con la natura in cui ogni conflitto svanisce.
Le immagini di questo giovane artista ci riportano all’atto della creazione divina dove la materia infonde vita all’essere umano, una dimensione arcaica nella quale svaniscono i confini tra soggettivo e oggettivo: l’uomo vive in un rapporto di continuità e di simbiosi con la natura, nasce da essa e ad essa ritorna e altro non è se non natura lui stesso.
Un processo di morte e rinascita, dove la morte implica la perdita di identità, momento necessario all’individuo per potersi rigenerare come elemento vivente all’interno del sistema naturale.
Fontaine crea esseri vegetali che fuggono da una civiltà che nel tempo si è elevata al di sopra della natura e che vive la sfera umana e quella naturale come due momenti disgregati.
Una presa di posizione interessante all’interno del mondo artistico il quale, sempre più spesso, tende ad omologarsi alle nuove innovazioni tecnologiche; una presa di posizione peraltro che, a mio avviso, perde purtroppo di efficacia rimanendo cristallizzata nell’ambito di una sterile immagine fotografica.
Elena Arosio
A Spazio URANO prende forma “I resti del mondo | fase 4”, progetto espositivo di Sergio Angeli, a cura di…
Realizzata per l'Esposizione Universale del 1889, a maggio andrà in vendita da Artcurial con una stima di 120.000-150.000 euro
Nella sua sede pop up di Napoli, la Galerie Gisela Capitain dedica un ampio progetto espositivo a Martin Kippenberger, per…
Tende, studi di registrazione, spazi di confronto, cucine e labirinti: l'arte relazionale di Rirkrit Tiravanija invade lo spazio milanese e…
Il mio lavoro nasce da una domanda: come dare forma a ciò che non è visibile?
Il festival di ZONA K torna a interrogare informazione, politica e immaginari contemporanei, tra performance, installazioni e pratiche ibride che…
Visualizza commenti
Mi sembra più bello l'articolo che la che la mostra in sè.Forse era meglio destinare questo spazio ad un giovane italiano visto la proposta non certo entusiasmante.
bella la mostra!
l'articolo interpreta in modo esaustivo le sensazioni che la mostra trasmette
Mi è venuta voglia di vedere queste foto, che mi sembrano descritte in modo chiaro e naturale.
Sicuro è che il mix uomo-natura, mi attira sempre.
Complimenti ad elena....
Ma in questo guestbook scrivono solo gli amici di Elena?
Applausi! Applausi! La mostra si merita un inchino. (Anche gli organizzatori ed a colei che ha scritto l'articolo)
" Fai quello che puoi con i mezzi che hai, là dove ti trovi (Theodore Roosevelt)".
Voi lo state mettendo in pratica, complimenti vivissimi per il vostro lavoro, soprattutto ad Elena augurandole i migliari auguri per i successi faturi.
Risulta molto interessante la presentazione della mostra mirata a porre in risalto le caratteristiche del giovane artista.
Sarà Stabile o non lo sarà ? Chillosà, zumpappa !
Complimenti a Thierry per il suo vigore e la sua forza naturale!!!!!!!!!!!!!
Sara Stabile