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Fino al 27.VI.2018 | Steven Holl, One two five | Galleria Antonia Jannone, Milano |

di - 7 Maggio 2018
Al 125 di Corso Garibaldi Antonia Jannone è arrivata nel 1979, dalla vicina via del Carmine (più spostata verso Brera, dove aveva aperto nel 1976). «Per alcuni collezionisti ero andata troppo lontano, e non vennero più», mi racconta seria e ironica la gallerista dei “Disegni d’architettura” una mattina di Fuori Salone, in occasione della mostra dell’architetto americano Steven Holl, a cura di Marco Sammicheli.
Altri tempi, altri riti: a distanza di oltre quarant’anni Jannone è ancora l’unica a occuparsi di progetto, con lunghe collaborazioni alle spalle come quella avuta con Aldo Rossi, o l’amicizia con il grande Ettore Sottsass.
Jannone mi racconta di appuntamenti e incontri (mostre) mancate anni fa, ma che poi nel corso del tempo, spesso con molta distanza, si sono concretizzate.
È il caso di Holl, che arriva in galleria con “One Two Five” per la prima volta assoluta ufficialmente in Italia, con una selezione di opere che comprendono 26 acquerelli, 13 stampe firmate e numerate, alcuni oggetti di design limited edition e sculture.
Una dimensione pittorica dell’architettura, tratto distintivo dei progetti di Holl, che qui parte dalle intersezioni “cubiste” per lo spazio ferroviario di Tolbiac, a Parigi, progetto del 1989, fino ad arrivare ai disegni dei grandi tappeti (in galleria vi è una selezione di prototipi) per il Maggie’s Centre Barts di Londra, 2017.
E un debito con Milano, come tanti insospettabili del resto, lo ha anche Holl – nato nel 1947 e di casa a New York – che qui, negli anni in cui aveva vinto un posto alla Scuola di Architettura di Roma, conobbe proprio Aldo Rossi che – con il suo progetto del quartiere Gallaratese – diede all’architetto americano la spinta per un “revival del razionalismo”. Lo spiega nell’introduzione del bel catalogo Yehuda Emmanuel Safran, citando i progetti per Porta Vittoria del 1986 (che non videro Holl tra i vincitori) ma che aprono oggi idealmente la mostra e aprono anche un particolare scenario: tra tutte le fortune urbanistiche milanesi degli ultimi anni, dalla costruzione dei grattacieli di City Life alle riqualificazioni di aree come NoLo o Porta Nuova, quella di Porta Vittoria resta ancora un nodo irrisolto.
Steven Hollen, One two five, vista della mostra, foto di © Lorenzo Bacci
Il disegno più surreale e allo stesso più affascinante ritrae la relazione reciproca tra Manhattan e Milano, dove la città rettangolare americana si intreccia meccanicamente con il leonardesco cerchio meneghino, unendosi nell’intersecamento di un ingranaggio che scorre tra bastioni e piers. “L’area di progetto insisteva sul deposito merci in disuso, delimitato da complessi abitativi di varia natura”, si legge nel catalogo, che raccoglie anche i disegni per l’Istituto di Arte Contemporanea di Richmond, 2018, progettato in un modo che secondo Holl “riflette sul mondo dell’arte contemporanea e sulle sue molteplici scansioni che si sviluppano parallelamente nel corso della storia”, attraverso una serie di piani intersecati.
Infine, un’altra icona: la sedia “A”, progettata nel 1980 per la collettiva “Exhibit A” alla Pamphlet Room di New York: “ideata come seduta ad angolo si può trasformare in una torre conica se gli schienali di 4 esemplari vengono accostati tra loro. Mentre se si pongono una di fronte all’altra creano l’embrione di uno spazio condiviso”. E anche se molti di questi disegni non sono sopravvissuti alla realtà – come scrive Sammicheli – “sono serviti al raggiungimento di una sintesi. Di una soluzione”. Che poi è quel che conta nel progetto, che non può esistere senza immaginazione.
Matteo Bergamini
Mostra visitata il 19 aprile 2018
Dal 18 aprile al 27 giugno 2018
Steven Holl, One two five
Galleria Antonia Jannone
Corso Garibaldi 125, Milano
Orari: dal martedì al sabato dalle 15:30 alle 19:30
Info: www.antoniajannone.it, info@antoniajannone.it

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