C’era un po’ di lei in ciascuna delle sue mannequin dalle lunghe gambe, un po’ della grazia tutta particolare di Maddalena Sisto (in arte Mad), giornalista e illustratrice fra le più sensibili e fantasiose d’Italia. Nata ad Alessandria nel 1951, laureata in architettura, comincia a occuparsi di moda all’inizio degli anni settanta, ed è proprio seguendo le sfilate che traccia sul taccuino, a mo’ di appunti, rapidi schizzi di quegli abiti stravaganti indossati da slanciate e sottili modelle.
Nasce così, un po’ per gioco, il meraviglioso mondo di Mad, quei suoi disegni dal tratto stilizzato, quelle magrissime, spiritose fanciulle dalla sensualità sbarazzina che, come danzando, percorrono allegramente gli eccessi e le esuberanze di tre decenni. Dagli acquerelli alle ceramiche, dagli schizzi ai collages, la mostra –ben allestita– presenta al pubblico un’immagine completa della disegnatrice, del suo mondo poetico che un tenue sottofondo musicale accosta a quello cinematografico di Amélie Poulain.
Grande viaggiatrice, Mad ha lavorato per giornali come Marie Claire, Vogue, Elle, The New Yorker, Vanity, Donna Moderna e tanti altri. “I suoi disegni pennellavano i miei aggettivi, i miei aggettivi vestivano i suoi disegni ”, ricorda puntualissima Lina Sotis, la cui rubrica su Sette era sempre illustrata da Maddalena.
La precoce scomparsa, avvenuta tre anni fa, le ha impedito di gettare uno sguardo su questi primi anni del duemila, soltanto immaginati – con futuristici orpelli – a conclusione di una deliziosa serie di fogli che illustrano l’evoluzione del gusto decennio dopo decennio.
A chi definiva irreali le sue figure, rispondeva con un sorriso “ma a me sembrano delle polaroid”: e, a ben vedere, in trent’anni mai l’occhio di Mad si scosta dalla realtà delle cose, spiata con elegante indiscrezione e vivace ironia – da notare le deliziose pagine di taccuino con i cani e altri animali – e perfino rovesciata in paradossali mondi fantastici in cui vestiti svolazzanti si trasformano in rigogliosa vegetazione, e i più famosi pezzi di design – la lampada di Castiglioni, il lampadario di Calder – diventano quasi oggetti fiabeschi.
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andrea tomassoli
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ma si riusciranno mai a cacciare i mercanti dal tempio? ma possibile che la Triennale non riesca a produrre niente di più interessante di una vignettista? Ma possibile che la cosa pubblica sia in mano unicamente a interessi privati? E voi che siete una voce indipendente perchè non dite niente?
Persone come Maddalena Sisto meriterebbero più spazio nella rubrica per dar modo a più persone di conoscere i suoi lavori così brillanti e pieni di fantasia.
Io casualmente su una rivista mi sono imbattuta nelle sue "donnine MAd" a cui ho già dato un nome, non perchè sono pazza ma perchè sto rivestendo la cucina con la sua linea... mi piacerebbe saperne di più ...grazie buon lavoro a voi tutti.
Giusy