Sei artisti. Charles Anderson, Damiano Bertoli, Marco Fusinato, Simone LeAmon, Elizabeth Pulie e Michael Zavros. e tre curatori, gli australiani Alison Kubler, Stuart Koop e l’italiano Roberto Pinto. Questa la formazione che ha dato vita alla mostra QuietCollision, un insieme eterogeneo di lavori e mezzi espressivi che vanno dall’installazione, pittura, scultura e che trova poi un momento comune di orizzontalità nei video presentati al CareOf.
Le opere in mostra nello spazio di Via Farini (che ha precedentemente ospitato gli stessi artisti in una residenza dell’Australia Council poco lontana) sono connotate dalla stessa esigenza visiva di costituirsi formalmente come degli “oggetti” anche quando si tratta solo di idee o progetti. Come nei lavori di Charles Anderson, dove da dalle
Simone LeAmon forse ancora più visibilmente degli altri affronta la possibilità e i rischi dell’opera che si fa “oggetto”, stabilendo interessanti percorsi tra arte, design e forme nate dalla collaborazione tra individui.
I lavori di Elizabeth Pulie rappresentano forse il momento più inerte della mostra, con superfici affastellate da segni ma ordinate, che vorrebbero tendere ad una consistenza meno materica e più musicale, ma che in realtà stentano a farsi “spartiti” efficaci. Anche se i lavori della Pulie si offrono più direttamente degli altri come appartenenti ad una idea di “austrialianità”. Mentre appare interessante e leggermente più remoto lo sguardo di Michael Zavros che con delle piccoli lavori ad olio su tavola dipinge minuziosamente degli interni, degli spazi che nella loro distanza, di funzione e di geografia riportano il visitatore ad una strana condizione di estraneamento e non appartenenza.
Zavros è forse anche l’unico artista tra i sei in mostra che tenta con discrezione un paragone tra luoghi appartenenti a geografie distanti, facendoli collidere lentamente, silenziosamente.
riccardo conti
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