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fino al 29.II.2008 | Claude Viallat | Milano, Fondazione Zappettini

di - 8 Febbraio 2008
La scelta di Claude Viallat (Nîmes, 1936) rappresenta perfettamente gli intenti e le attività della Fondazione Zappettini, centro di studi e documentazione dell’arte degli anni ‘70, oltre che spazio espositivo.
La piccola rassegna in corso è infatti dedicata a uno dei maestri e fondatori del movimento Support-Surface, la cui breve vicenda, svoltasi nel sud della Francia tra il 1969 e il 1972, si muove parallelamente a quella del più noto Nouveau Réalisme. Eppure, nonostante il rapido scioglimento del gruppo, l’esperienza ha saputo produrre una profonda costanza nella riflessione e nella produzione di molti dei suoi esponenti. Sicuramente nel caso di Viallat, che ancora in queste opere (tutte datate 2006 e 2007) ripropone nuove varianti del consueto oggetto iconografico da lui scelto quasi quarant’anni fa e generalmente definito come un fagiolo.
È concretizzata la riflessione di Viallat sulla scomposizione dell’opera nei suoi elementi formali di base, la loro messa a nudo in assoluta indipendenza da caratteri personali, contestuali, simbolici. La pittura è così portata a un “grado zero”, in cui sono presenti esclusivamente la superficie di supporto (non più mezzo per sostenere o contenere un’immagine, ma oggetto che occupa autonomamente lo spazio) e il segno e il colore, che costituiscono l’elemento iconografico, sempre uguale dunque indifferente, che rende possibile una libera sperimentazione di tecniche d’applicazione e stesura di materiali, poi in qualche modo annullata dal ripetersi del risultato.
Viallat opera su materiali di recupero: il supporto è sempre una tela di diversa provenienza. Sono così visibili le casuali irregolarità delle stoffe scelte: cuciture, bottoni, inserti, rovesci, oltre che la diversa consistenza data dalla trama del tessuto, vengono scoperti avvicinandosi alle opere e sono apprezzabili dalla rara occasione di poterle toccare con mano. La dimensioni variano moltissimo così come i colori utilizzati: alcuni più tenui, altri più squillanti, nessuna gradazione è esclusa.
La ripetizione, a cui molti artisti soprattutto del Novecento hanno fatto ricorso, è qui presente come ripetizione unicamente di se stesso. Sarebbe quindi interessante poter visualizzare i cambiamenti di linguaggio avvenuti nel corso degli anni, entro una poetica estremamente definita e al tempo stesso molto limitata. Infatti, l’aspetto teorico è fondamentale nel movimento Support-Surface, anche nel rapporto con le tendenze artistiche a esso contemporanee e nel legame con la critica letteraria strutturalista e col pensiero filosofico coevi.

È del 1968 la pubblicazione di Differenza e ripetizione di Gilles Deleuze. In questo testo si trova, come nell’opera di Viallat, la dualità fra la molteplicità e la variazione del mondo e la riconduzione a qualcosa di stabile e identico, necessario al pensiero. In arte come in filosofia, si affaccia il senso del paradosso.

anna m. colombo
mostra visitata il 19 gennaio 2008


dal 17 gennaio al 29 febbraio 2008
Claude Viallat
a cura di Marco Meneguzzo
Fondazione Zappettini per l’Arte Contemporanea
Via Nerino, 3 (zona via Torino) – 20123 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 15–19
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 0289281179; milano@fondazionezappetini.org; wwwfondazionezappettini.org

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