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fino al 29.VI.2012 | Bosco Sodi | Milano, ProjectB

di - 1 Giugno 2012
Prima personale italiana per il giovane artista messicano Bosco Sodi (Città del Messico, 1970) che espone sei opere di grandi dimensioni e dalle insolite fattezze. Se guardandole non potete fare a meno di stabilire un parallelo con i celeberrimi Cretti di Burri, fatelo, ma solo per un momento. È vero: sia i Cretti che le tele di Sodi sono solcati da centinaia di piccole crepe, fessure più o meno profonde, che vengono a crearsi sulla superficie dell’opera naturalmente, con il semplice passare del tempo. Ma nelle sculto-pitture di Sodi c’è molto di più. Prima di tutto il colore, puro, che con la sua potenza cattura immediatamente i vostri occhi conducendovi, dolcemente, in una momentanea perdita della ragione. Non è il cervello che codifica le informazioni che i vostri occhi ricevono, ma il vostro cuore. Non bisogna capire, bisogna solo sentire e lasciarsi sedurre dalla luminosità di quei colori così saturi e vivi. «La semplicità è ancora bella » dice l’artista. E il bello delle tele di Sodi è che non sono solo semplici, sono vive. Il loro processo creativo
è insito nell’irregolarità della loro superficie. Prendono vita nell’arco di una sola giornata: «Quando sto facendo un dipinto, non mi fermo. Non mangio, non dormo fino a che i preparativi non sono fatti e il primo strato viene posato». L’impasto ottenuto mischiando segatura, pigmento puro (la scelta si limita a pochi colori: giallo, rosso, blu e rosa), polpa di legno, fibre naturali, acqua e colla, viene steso dall’artista, con le mani, sulla tela vergine «strato su strato su strato su strato». Fatto ciò il suo lavoro è finito. Una volta tanto è l’artista a mettersi umilmente al servizio della natura e non il viceversa. Ora è solo questione di tempo. Non resta altro da fare se non aspettare che questa sorta di colorata colata lavica si secchi e solidifichi. «Mi piace il cambiamento, non il controllo. Quando le cose diventano prevedibili, diventano noiose». Nel lavoro di Sodi l’imprevedibilità risiede proprio nel fatto che l’effetto finale dell’opera non può (né vuole) essere controllato. La forma che il composto assume, le crepe che si formano, la loro dimensione e profondità dipendono, di volta in volta, da variabili e reazioni che sfuggono al nostro controllo: le condizioni climatiche e il tipo di legno usato, le componenti dell’acqua e l’altitudine della città in cui l’artista si trova a lavorare. Le opere di Sodi sono un lento processo alchemico basato su un ritmico e continuo scambio di energie fra creatore e creato in cui ciò che uno inizia, l’altro finisce.
miriam sironi
mostra visitata il 10 maggio 2012

dal 9 maggio al 29 giugno
Bosco Sodi – A momentary lapse of reason
ProjectB gallery
Via Borgonuovo 3 (20121) Milano
Orario: da lunedì a venerdì ore 10-13 e 14-19
Info:  Tel.  +39 02 86998752 – info@projectb.eu – www.projectb.eu    

Visualizza commenti

  • Capisco l'entusiasmo per un artista che ha qualche motivo d'interessarci.
    Ma sostenere che, in relazione ai Cretti di Burri, ...."nella sua (Bosco Sodi)opera ci sia molto di più"....
    suona alquanto, come dire....sommario!

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