Una favola artistica nitidamente narrata dal tratto elegante di un disegno premonitore.
Una scrittura poetica che la mano dell’artista demiurgo sa delineare nella sua forma più essenziale, aprendo un varco nell’illimitato ed arcaico subconscio umano.
Un subconscio che, da sempre, è stato linfa vitale per la ricerca espressiva di Victor Brauner, artista rumeno che scelse di tradurre il linguaggio onirico nella formula alchemica di pittura, musica e razionalità, in una contaminazione simbolica in grado di rappresentare una piena sinestesia formale.
Dopo aver scritto un articolo sul “Surrazionalismo” ed aver inventato la musica colorata del “Pittofono”, Brauner avverte l’esigenza di dare ascolto alla propria introiezione pittorica, libera nel cogliere, attraverso stati d’animo inquieti e sfuggenti premonizioni, l’ineffabile punto di intersezione tra reale e immaginario.
Da qui parte la ferma adesione al Surrealismo, nella ricerca di profonde assonanze empatiche che gli permettano di esprimere in modo universale un irriverente “gioco della conoscenza”.
E proprio questo gioco, ironico ma inquietante nell’aspetto divinatorio, diventa protagonista dei suoi disegni, apparentemente elementari nella loro primitività simbolica, misteriosamente complessi per insondabile allusività.
Simboli che riaffiorano silenziosamente da mondi primitivi, da arcani simbolismi di cultura egizia, indiana, maya, piccoli talismani disposti a rivelare all’animo dell’artista segreti sacrali.
Segreti che ora si incarnano nell’ambiguità di un serpente, contraddittoria immagine di forze benefiche e di subdola malvagità; nel disorientamento di una sonnambula che, lentamente, insegue un filo continuativo con il proprio passato; nello sguardo ipnotico di una chimera, abile nel catturare e, contemporaneamente, proteggere l’animo inerme dell’osservatore; nell’alchimia di un numero magico, volto a racchiudere la scomposizione estraniante di un arcaismo simbolico.
E proprio tra questa simbologia inafferrabile, ove ogni illusoria certezza si compone e scompone in una danza senza regole, unica conferma rimane il valore atemporale dell’arte, approdo sicuro di una coraggiosa esplorazione che non teme di indagare e decifrare la contraddittorietà del reale.
Solo l’artista stregone, infatti, riesce a captare misteriose forze vitali, trasporle in schemi metaforici e cristallizzarle in esoteriche immagini, ricreando una primordiale contingenza tra oggetto e soggetto, verità e finzione, nella continua ricerca di una traccia archetipa in grado di evocare brevi ma intense intuizioni magiche.
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