Geometria, aritmetica e colore sono le basi delle opere di Lorenzo Piemonti.
L’artista – nato nel 1935, quando Fausto Melotti inaugurava la sua prima personale a Milano – dopo inizi figurativi, entra in contatto con i maestri del Concretismo svizzero: Max Bill, Richard Paul Lohse e Camille Graeser. E’ proprio durante il lungo soggiorno a Zurigo che inizia la sua personale ricerca di formazione e sperimentazione artistica.
Piemonti lavora come “operatore estetico che mira soprattutto ad una pura espressione di ordine spirituale” attraverso la geometria, che determina i rapporti dello spazio, la luce, il movimento, il colore.
I suoi “Cromoplastici” sono – come sostiene Riccardo Barletta, in catalogo – una “provocazione ottica”. Le ultime opere oltrepassano il piano e creano una spazialità che è estranea sia alla scultura sia alla pittura, tuttavia le comprende entrambe. I risultati delle sue ricerche sono espressioni della sua ricca personalità.
I lavori di Piemonti esposti alla Fondazione Pagani, una sessantina circa, racchiudono il “messaggio di tutto il suo animo”, inquieto, sempre in movimento, instancabile. Oggi, dopo quarant’anni di ricerca, afferma: ”Sono spettatore di me stesso e sono in attesa di cosa farò”.
Silvia Cappelletti
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