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fino al 31.VII.2003 | Paladino | Milano, Galleria Christian Stein

di - 4 Giugno 2003

Bandiere potrebbe essere il titolo dell’ultima personale di Mimmo Paladino alla Galleria Christian Stein di corso Monforte. Più che di una mostra si dovrebbe parlare di una grande installazione: così, infatti, si presentano i lavori esposti, tutti del 2003 e tutti legati da un unico filo conduttore, quello, appunto, delle bandiere, tra le più felici invenzioni dell’artista campano, comparse recentemente in alcuni interventi a Napoli e a Bari: quadri rettangolari in legno o in alluminio percorsi come da un’ondulazione, un movimento della superficie che crea profondità, venendo meno – apparentemente – a quella divine platitude che Paul Valéry considerava il punto di forza della pittura.
Sulla parete più grande della bella sala (che si affaccia su un incantevole giardino) è allestita una grande opera composta (proprio alla maniera di una composizione musicale) dall’alternarsi di “bandiere” lucide e colorate – per lo più monocrome – con altre grigie e opache sulle quali l’artista ha tracciato col pennello quelle figure arcaiche e archetipe ricorrenti nel suo mondo iconografico, antichi déi senza nome e senza volto che vanno alla deriva tra lucide onde gialle e rosse, perdendosi in un vento che tutto scuote, il vento che proprio quelle “onde” suggeriscono: un vento-mare immenso e increspato, dalle cui profondità a tratti riemergono oggetti inquietanti: elmi, scarpe, strane figure, reliquie di un irrecuperabile passato sommerso.
Proprio a un diverso rapporto col passato – e coi luoghi del proprio passato – si potrebbe ascrivere la principale causa del silenzioso, quasi inavvertito allontanamento di Mimmo Paladino dalla ormai storica Transavanguardia, la corrente tenuta a battesimo da Achille Bonito Oliva all’inizio degli anni Ottanta, e della quale – assieme a Chia, Clemente, Cucchi e De Maria – Paladino è considerato uno dei massimi esponenti. Dal suo studio di Paduli in provincia di Benevento (dove è nato nel 1948) l’artista incessantemente ricerca un equilibrio tra i due “poli” della sua arte: il nomadismo e la tradizione, la cifra concettuale e quella pittorica. Dai Testimoni ai Dormienti, che si tratti di quadri, sculture o installazioni (ma quasi mai si può separare nettamente un mezzo espressivo dall’altro), si sente, di là dalla rielaborazione visionaria, la persistenza di antichissimi traumi, come gli elmi scuri e i totemici profili rimasti “impigliati” sulle lucide bandiere, e riportati a galla da quel “fremito” – un sentimento mitico della natura che suggerisce l’idea di un Romanticismo moderno avvicinabile a certi smarrimenti del tedesco Anselm Kiefer.

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andrea tomassoli
mostra visitata il 31 maggio 2003


Paladino
dal 27 maggio al 31 luglio 2003
Milano, Galleria Christian Stein, Corso Monforte 23 (zona San Babila)
Orari: lunedì – venerdì 10–19 sabato 9–13 e 15-19
Per informazioni: tel. 0276393301 fax 0276007114
e-mail: christianstein@iol.it


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