Nel contesto delle iniziative volte alla rivalutazione di artisti o movimenti figurativi contemporanei, il Museo della Permanente propone una rassegna di opere che abbracciano gran parte della produzione di due protagonisti del dopoguerra milanese : Alfredo Chighine e Umberto Milani. Pur venendo strutturata come due distinte “personali”, con relativi cataloghi differenziati, la mostra ha un unico denominatore comune, l’avanguardia informale ; questa corrente figurativa, strettamente legata alle contemporanee esperienze americane e francesi, caratterizzerà per oltre un ventennio la scena culturale nostrana, raggiungendo, a volte, vette di assoluto valore . Dunque due artisti fortemente legati da un linguaggio che tende a rompere progressivamente gli schemi picassiani o sironiani, in voga a Milano agli inizi degli anni ’50, votandosi definitivamente all’informale ; eppure i risultati, almeno inizialmente, sono profondamente diversi, e non solo perché si tratta di un pittore e di uno scultore. L’esposizione evidenzia proprio il differente punto d’arrivo : Chighine abbandona definitivamente la forma per giungere, intorno alla fine degli anni ’60, a larghe e dense campiture di masse cromatiche, mentre Milani mantiene un conflittuale rapporto con la “forma”, soprattutto negli anni ‘50, dovuto anche al suo impegno nell’arte sacra.
La rassegna delle opere di Chighine rispetta un ordine cronologico che permette di evidenziarne gli inizi sironiani, il passaggio ad una lettura personale del gruppo di Corrente sino ai primi violenti esperimenti informali degli anni ‘53-55, ispirati dalla sua formazione scultorea, e alla definitiva affermazione di un linguaggio che ricorda le esperienze di Rothko e di de Stael. Le ultime composizioni sono il traguardo di una lungo cammino, spesso impetuoso, che approda ad una quiete rappresentata “da masse sintetiche grazie a spatolate che si sistemano sulla tela in modo non uniforme : è uno stato di quiete che tiene frenati gli impulsi più accesi” (R. Pasini – L’informale – 1995).
Nella sezione dedicata a Milani, le sfaccettature artistiche sono altrettanto numerose e stimolanti. Lo stretto e fecondo rapporto tra la pittura, di squisita matrice pollokiana, e la scultura, la singolare inclinazione verso l’arte sacra (bellissimi i bozzetti e il gesso della Pietà del 1957), la grande scultura parietale dei primi anni ’60 e le scarne composizioni degli ultimi anni di vita bastano a testimoniare l’impronta personale di Umberto Milani, artista ingiustamente trascurato, che ha forse pagato un carattere schivo e introverso.
Luca Scalco
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Appoggio Candido...
...e grande artista
Ottimo articolo, complimenti
ciao