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fino al 6.I.2009 | Giorgio Morandi | Varese, Villa Panza

di - 2 Ottobre 2008
Cos’è la bottiglità? L’atteggiamento naturale vede il mondo come un insieme di oggetti utili all’uso, sui quali far cadere quel po’ d’attenzione senza considerarli nella loro intima essenza. Bisognerebbe reimparare a vedere il mondo. Così si saprebbero vedere anche le opere d’arte. Bisognerebbe reimparare a considerare il suo apparire non come ingannevole. E nemmeno come vero.
Il fenomeno, Edmund Husserl ce l’insegna, è pienamente veritativo perché sono le cose stesse a darsi tramite gli scorci percettivi esplorati dall’osservazione soggettiva. L’essenza delle cose non è separata dal modo in cui il mondo si fa vedere. Già Maurice Merleau-Ponty coglieva nella pittura di Cézanne l’espressione del darsi primordiale del mondo, al di là dell’impresa scientifica e dell’abitudine. Un nuovo modo di concepire il rapporto con l’essere. Intendendo per essere non solo l’insieme degli enti, ma ciò che fa sì che gli enti siano: l’idea delle cose, intesa in un nuovo rapporto di avvolgimento – non più fronteggiamento – con l’essere. Né chiara né distinta, ma velata di tenebra, impenetrabile all’intelligenza. L’essenza, senza veli non si dà. Solo nei veli sensibili, attraverso questi simulacri, è dato vedere l’intima essenza che in essi traspare.

Se si dà un diverso rapporto con l’essere, allora cos’è l’idea della bottiglia, la bottiglità? Giorgio Morandi (Bologna, 1890-1964) fece per tutta la vita lo stesso quadro, conducendo un inesausto dialogo con l’essenza delle cose. Fu una specie di fenomenologo. Scriveva di lui Piero Bargellini sul Frontespizio nel 1937: “Dice essenza, e si sente che intende dire essere. Non parere, essere”. E naturalmente vi furono anche gli sfottò di altri critici.
Villa Panza ospita quaranta opere di importanti collezionisti di Morandi provenienti da raccolte storiche, raggruppate secondo progressione cronologica e generi. A partire dal 1911, con Paesaggio, inizia quella progressiva astrazione cui andò incontro l’amato Cézanne con la sua montagna di Saint Victoire: come il pittore francese iniziò proprio con quell’opera la ricerca della datità sensibile attraverso la poliprospettività – un tentativo di guardare il mondo che rompeva con la tradizione della pittura, preconizzando il cubismo – così Morandi intraprese la sua direzione solitaria di intensa contemplazione delle cose e astrazione del sensibile, attraverso una ricerca tributaria della semplificazione rappresentativa cézanniana, che giunse infine a lambire i territori dell’esistenzialismo.
Il compimento di questo processo di estrema generalizzazione tetragona al dominio della forma fu la Natura morta del 1963-64. Solo negli idoli è dato vedere la forma che in essi traspare. Registrando il senso fragile dell’essere, accostandosi in un certo senso a quel fuoco fatuo che fu la stagione del realismo esistenziale, la ricerca morandiana fu il risultato di un’intimità silente e non angosciosa con il mondo degli oggetti semplici. Eletti a protagonisti di quel mondo della vita husserliano che l’artista forse non conobbe, ma in qualche modo sentì dentro sé.

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Villa Menafoglio Litta Panza
Piazza Litta, 1 (loc. Biumo Superiore) – 21100 Varese
Orario: da martedì a domenica ore 10-18 (ultimo ingresso ore 17.30)
Ingresso: intero € 10; ridotti € 5
Info: tel. +39 0332283960; fax +39 0332239669; faibiumo@fondoambiente.it

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