Cosa resta della natura morta dopo le sperimentazioni che negli ultimi vent’anni hanno spazzato via non solo la pittura di genere ma anche le correnti artistiche? E, soprattutto, che significato ha la riproduzione mimetica dell’oggetto, dopo l’invenzione della fotografia e dopo l’iperrealismo, reazione della pittura alla fotografia stessa? Oggigiorno, la natura morta sembra essere appannaggio esclusivo dei fotografi, anche di quelli di stampo per niente classico come Wolfgang Tillmans.
La galleria Smeets, specializzata in arte antica, compie un’incursione nel contemporaneo con una mostra di nature morte eseguite da pittori olandesi e italiani della generazione dei quarantenni. L’effetto d’insieme è omogeneo, anche grazie all’allestimento e allo spazio espositivo, ma ogni artista mantiene il proprio tocco personale, con la libertà tipica del contemporaneo.
Il riferimento stilistico è quello della pittura fiamminga, ma queste nature morte trovano la loro attualità grazie alla connotazione personale, spesso quasi ironica, data
I pittori olandesi presenti in mostra tendono a distanziarsi meno degli italiani dal richiamo alla natura morta classica; gli oggetti di Eric De Vree potrebbero benissimo appartenere a secoli passati, così come il violino e le Conchiglie con rami di ontano di Jaap Roose. Arnout Van Albada emerge dal gruppo per originalità e freschezza.
Fra gli italiani nessun epigono dell’iperrealismo di Luciano Ventrone, autore -non presente in mostra- che pratica questo genere con fedeltà quasi fotografica: ecco invece i Concerti di frutta di Giorgio Salmoiraghi e l’intensa serenità della frutta di Gianluca Corona. E poi, i provocatori: lo splatter di Agostino Arrivabene (che, con un altro tipo di produzione, esporrà fra pochi giorni in Permanente fra i finalisti del Premio Cairo); e Maurizio Bottoni, il quale, oltre ad usare un elemento tipico dello still leven, le mosche posate sull’oggetto, afferma a gran voce la contemporaneità delle proprie nature morte. A fianco di un classico, nordico, Piatto con aringhe, compare un bigliettino con la data di nascita dell’autore, “Domenica 19 marzo 1950”, mentre i biscotti della Canestra con biscotti sembrano quelli molto poco artigianali che si acquistano al supermercato.
Dunque, silenzi, sì -come suggerito nel titolo- ma anche voci, rimandi, scenari e situazioni di vita. Attuale e contemporanea.
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