Lo Spazio Oberdan rende omaggio a Giorgio de Chirico con una grande mostra monografica a cura di Jole de Sanna, che ripropone, arricchita ed ampliata, quella tenutasi al castello Aragonese di Taranto nel 1998.
Le numerose opere (un centinaio tra dipinti, disegni e sculture) illustrano il tema centrale della poetica dechirichiana: il rapporto con l’antichità classica.
Per De Chirico l’antichità è modello formale e fonte d’ispirazione tematica: i riscontri diretti sono leggibili nel confronto tra le opere e le loro fonti, antichi reperti provenienti dal Museo Archeologico di Taranto.
Il rapporto con la classicità greca è una costante nel percorso dell’artista a partire dalla sua formazione ed è legato anche a motivi biografici: De Chirico nasce a Volos, in Tessaglia, nel 1888. L’artista ha avuto un ruolo fondamentale come fautore del recupero della classicità greca come guida e fonte d’ispirazione, anticipando una tendenza che, negli anni Venti e Trenta, accomuna numerosi artisti e architetti italiani contrari al “ritorno all’ordine” di stampo novecentista.
La mostra illustra il periodo neo-metafisico e mediterraneo della metà degli anni Venti, corrispondente al suo secondo soggiorno parigino: rispetto alla prima metafisica la pittura di De Chirico si schiarisce e tende al bianco, mentre i temi archeologici e mitologici predominano, spesso combinati con quelli della prima metafisica (le piazze, i mobili).
La mostra è articolata secondo un percorso tematico. L’approccio contenutistico è privilegiato su quello cronologico: la maggior parte delle opere esposte appartengono agli anni Sessanta e Settanta, mentre quelle del secondo soggiorno parigino, dal 1925 in poi, sono, purtroppo, una parte esigua.
De Chirico, infatti, amava riprendere le proprie opere a distanza di tempo, a volte anticipandole cronologicamente o retrodatandole arbitrariamente, operando una sorta d’autocitazionismo che si giustifica con l’indifferenza verso l’adozione della cronologia corrente per datare opere che, in quanto classiche, aspirano ad una dimensione atemporale e ha come risultato la coerenza e la ricorrenza di temi e iconografie fondamentali nello sviluppo della sua ricerca.
La parte grafica è molto consistente con circa sessanta lavori; esemplare della straordinaria manualità dell’artista è di notevole interesse e in buona parte inedita,
La mostra testimonia ancora una volta i rapporti tra de Chirico e Milano, dove l’artista arriva nel 1909, proveniente da Monaco di Baviera. La città lombarda accoglie con entusiasmo il giovane che qui ha trovato un ambiente recettivo verso le sue proposte, com’è testimoniato dalla partecipazione a numerose mostre nelle più importanti gallerie e spazi istituzionali e dai rapporti con gli architetti razionalisti, che accolsero, facendola propria, la lezione “classica” del Maestro. Milano possiede anche l’unico complesso scultoreo in marmo realizzato dall’artista: la fontana “Bagni misteriosi” al parco Sempione. Degradata a causa dell’incuria la fontana sarà presto restaurata ritrovando la sua configurazione originale.
Rossella Moratto
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"...ti offro l'intelligenza degli elettricisti/così un po' di luce avrai...."
(P.Conte).Metà-Fisica e il resto è sangue, e amarena.Geniale come solo lui sa essere,nella sua pra(gma)tica non-rappresentazione di tutto ciò che necessariamente è "ente",Giorgio de Chirico ci fa rivivere i più ancestrali paradossi Freudiani e i tanto fanciulleschi quanto (in)espressi desideri neonatali,attraverso una pittura che arriva decisamente alle narici dell'anima. Più che "capìta" ,questa mostra merita di essere "carpita" momento per momento con l'occhio e le papille gustative di un bambino curioso e discolo alla perenne ricerca di mamma-Nutella.