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fino all’1.III.2011 | Hogan Brown | Milano, Wannabee

di - 23 Febbraio 2011
Il monito del celebre
investigatore belga Hercule Poirot, nato dalla brillante mente della scrittrice
di gialli Agatha Christie, si potrebbe rivolgere anche agli spettatori della
nuova personale di Hogan Brown (Dalston, 1966) che ha inaugurato la
nuova sede della milanese Wannabee Gallery.

La figura umana, fisicamente
presente o meno, è la protagonista indiscussa delle tele di Brown. Che siano
all’interno di un’abitazione o all’esterno, su un terrazzo a osservare un aereo
che si allontana verso una destinazione ignota, i personaggi che l’artista
inglese mette in scena nei suoi “film su tela” sembrano dei fermo immagine di
pellicole degli anni ’50-’60 e stuzzicano nello spettatore una naturale
curiosità. Sembra sempre che qualcosa sia accaduto, che uno strano mistero si
stia consumando al di là della tela, al di là della parete (di cui la tela
diventa finestra su un mondo esterno).

È come se tutti i suoi
protagonisti fossero i personaggi principali di film giallo di stampo
britannico, di cui gli spettatori hanno la facoltà (quasi gentile concessione)
di vedere solo alcune parti, fotogrammi che lasciano un forte senso di suspense. Si sente il
desiderio di entrare nel quadro per capire cosa è appena accaduto o cosa
potrebbe di lì a breve accadere di fronte ai nostri occhi, o meglio dietro a
quegli oli.


In Odeon, due distinti borghesi si allontanano in direzione di
un’uscita: uno è perfettamente illuminato dalla luce che filtra da una grande
finestra, l’altro invece lo segue a poca distanza, completamente in ombra. La
luce dà forma alle figure e le aiuta a celare i loro segreti. Dove stanno
andando, chi è il distinto signore che segue nascosto nell’ombra l’uomo che lo
precede, ed è realmente il primo a guidare il secondo o forse è quest’ultimo che
sta conducendo l’uomo “illuminato” in un luogo a noi ignoto? Nulla di tutto
questo ci è dato sapere.

In Introspection, al contrario, l’inquadratura si restringe e cela
ancora una volta il viso della protagonista, una figura femminile che, con il
capo rivolto verso il basso, riflette, ripensa a qualcosa che le è accaduto o
all’occasione che si è appena fatta sfuggire, come potrebbe suggerire il pugno
serrato che la giovane donna mostra in primo piano.


Ma anche quando il volto del
protagonista è ben visibile emergendo, pur sempre in penombra, dallo sfondo
scuro, il dubbio e la curiosità si insinuano nello spettatore. In Sideways Glance il volto, protagonista
del dipinto, è ritratto di tre quarti e lo sguardo è rivolto verso qualcosa che
si trova al di là della tela. E persino un levriero ritratto in una stanza
spoglia, unico arredo una poltrona vuota, sembra osservare proprio oltre le
spalle dello spettatore, e avere (a differenza di chi in quel momento si trova
di fronte alla tela) piena coscienza di ciò che sta accadendo in quella stanza.

I lavori di Brown sono frammenti
di “storie misteriose”, frammenti di racconti di cui si vorrebbe sapere molto
di più e che trovano nei dark place come negli open space i loro
complici e unici testimoni.

silvia di vincenzo

mostra visitata il 15 febbraio
2011


dall’otto febbraio al primo marzo 2011

Hogan Brown – Dark places open spaces

a cura di
Cristina Ferraro

Wannabee
Gallery

Via Massimiano, 25 (Zonaventura) – 20134 Milano

Orario: da lunedì a venerdì ore 11-20; sabato ore 11-19

Ingresso libero

Catalogo disponibile

Info:
tel./fax +39 0236518733; be@wannabee.it; www.wannabee.it

[exibart]

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