‘Tragicommedia’
e ‘decadenza’ sono le due parole più significative che compongono il titolo
della mostra di Albert Pinya
(Palma di Maiorca, 1985; vive a Palma di Maiorca, Berlino e Milano) e ben
sintetizzano il contenuto delle opere esposte: la denuncia del carattere
decadente della società, svolta con un tono sospeso fra il dramma e l’ironia.
“Ho
sempre creduto che l’arte debba essere compromessa con il tempo e la situazione
che si vive in un determinato contesto. Non credo all’arte come strumento
decorativo. La vera arte narra, percepisce, vomita, sputa, sogna”, dichiara il giovane artista delle Baleari.
“Il mio discorso denuncia una società priva di valori, una società ridicola,
decadente, irriverente, ignorante… Sebbene certamente chi sono io per
criticare le attitudini della gente?”.
Queste
affermazioni esprimono appieno la sua concezione della natura del fare
artistico, nonché la sua visione della società odierna. L’arte deve prendere
coscienza del contesto nel quale si sviluppa e svolgere un’azione di indagine e
contestazione dei suoi aspetti più negativi e deleteri, ma senza rinunciare
alla componente ironica.
In
questa nuova personale, i caratteri tipici del linguaggio figurativo messo a
punto dallo spagnolo – fondato sull’assenza di profondità spaziale, sull’uso di
colori piatti, su uno schematismo formale che da un lato strizza l’occhio a Basquiat, dall’altro guarda a fonti d’ispirazione ben più
datate, come i graffiti preistorici – danno vita a opere caratterizzate da un approccio
meno istintivo e da una maggior complessità nella loro strutturazione.
I
due lavori più complessi sono Story of… Cinderella, la storia di una casa chiusa raccontata in 25
disegni e collage, e Rastros, pistas y huellas sobre la ridicula e insustancial
existencia del mancebo-fariseo,
una sorta di parete-wunderkammer costituita da piccoli sacchi di plastica
trasparente con frammenti di oggetti, fogli con scritte provocatorie (“fashion
is death”, “Cosa nostra esiste”), disegni e collage tra i quali non mancano
immagini e simbologie ricorrenti nelle opere dell’artista, come la navicella
spaziale.
In
Mrs. Cornwall: just do it il
simbolo della Nike è apposto su un maiale che annusa un assorbente dopo aver
defecato; “Cultura dove sei?”
si chiede una voce che giunge da un sacchetto di plastica; la cultura risponde “sono
qui”, dall’interno di un altro
sacchetto pieno di materia fecale.
Pinya
vuol denunciare il degrado e l’ipocrisia che pervadono la nostra società con
l’ossessione e la mercificazione del corpo femminile, l’omertà, la distruzione
della cultura e la sua sostituzione con l’orizzonte della pubblicità e della
moda. L’azione di denuncia viene attuata con un atteggiamento canzonatorio, di
scherno, ma vuole essere netta e decisa. Tuttavia, nonostante l’estro
dell’artista, la contestazione a volte risulta un po’ grossolana e
semplicistica, laddove necessiterebbe invece di un maggior grado di riflessione
per poter scalfire la superficie e lasciare il segno.
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Albert Pinya –
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a
cura di Rossella Farinotti
AMT
– Torri & Geminian
Via Fratelli Bressan, 15 (zona
Precotto) – 20126 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 15-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0245499769; fax +39
0245499771; info@amtgallery.com; www.amtgallery.com
[exibart]
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