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fino all’8.XI.2007 | Josef Schulz / Sema Bekirovic | Milano, Galleria Klerkx

di - 30 Ottobre 2007
In verità, la realtà non esiste. O, meglio, la realtà non esiste così come si trova ovunque. E ogni bugia detta -come ritocco all’imperfezione- si avvale solamente di uno dei suoi significati. Per proteggerla, curarla e infine spurgarla da ogni senso estraneo. Ogni illusione è utile a tenerla sospesa, al di là del tempo. Ogni visione è necessaria per spingerla fuori. Oltre lo spazio, oltre le barriere che la ingoiano e le fanno da strada. È questo il messaggio che a tratti traspare e talora affiora più marcato dai lavori di Josef Schulz (Bischofsburg, Polonia, 1966) e dal video di Sema Bekirovic (Amsterdam, 1977).
In galleria, le pareti bianco-alogeno rifrangono la luce, creando la porta d’accesso per un altro luogo. Per un al di qua. L’ecosistema ipertrofico dove far respirare, vivere e osmotizzare le immagini delle sovrarchitetture esposte. Tra fotografia e invenzione, natura e artificio di natura. Nella prima stanza, come finestre su interni, campeggiano le foto di Josef Schulz. Il moto dell’occhio, di fronte a queste immagini, non guarda semplicemente diritto, ma pre-vede riflettendosi, facendo un passo verso sé stesso, senza direzione. Osservare i lavori di Schulz è un moto retrogrado che non si completa, perché ciascun paesaggio non subisce l’azione dell’espulsione nella realtà, della tensione verso la continuità. Ogni viadotto, condotto, rampa d’accesso, ogni volume o angolo d’architettura è la rappresentazione di strutture esistenti che, a causa del mezzo fotografico, sono tornate a essere irrisolte. Strutture precipitate all’interno di contorni profilati, senza punto di fuga alle spalle. Tutti i secondi piani, a favore della perfezione, sono stati cancellati.

Queste quattro fotografie non sono altro che il resto di un attento, pulitissimo lavoro di regia e montaggio. Scattare per Schulz è prendere un frammento della realtà, al quale a sua volta va sottratto digitalmente un altro elemento della sua realtà: la natura del contesto. Ci si trova così davanti a un progetto realizzato ed esistente, che però si riappropria della sua natura di forma senza funzione. Un concetto molto simile, ma necessariamente più ricco di significati, si ritrova anticipato nella serie Übergang (2005). Una collezione di ritratti fatti a postazioni doganali, abbandonate per via dell’apertura delle frontiere europee. Come un turista che attraversa le “terre di nessuno”, Schulz ferma l’obiettivo davanti alle micro-architetture di vedetta. Davanti a quegli spazi senza luogo, che ormai non servono più a segnare alcun confine. Lo sfondo, volutamente sbiadito e sbiancato, di queste foto, velate in secondo piano, rende ancora più suggestiva l’idea di astrazione. Di sottrazione delle strutture alle proprie dimensioni. E conferisce al lavoro l’aura dolce della perdita di significato.

Una piccola chicca, al termine di questo breve tour, è il video Birds of Prey, Una riflessione tutta femminile sulla libertà. In una sala riunioni, rapaci come uomini d’affari gracchiano e guardano verso la macchina da presa, quasi dimentichi dellla necessità del volo.

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dal 21 settembre all’otto novembre 2007
Josef Schulz / Sema Bekirovic – Crossings / Birds of prey
Galleria Klerkx
Via Massimiano, 25 (zona Ventura) – 20134 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 13-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0221597763; fax +39 0221591507; info@manuelaklerkx.com; www.manuelaklerkx.com

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