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fino all’8.XII.2007 | RC Vire | Milano, Avantgarden

di - 15 Novembre 2007
Bitume, acrilico, spray, pennarello su tela fina. Elementi floreali e righe a perpendicolo. Linee naturali e linee artificiali: equilibrio o squilibrio? Eleganza, gentilezza e purezza sono l’intima essenza dei lavori di RC Vire (Raffaele Collu, Milano, 1976), che Avantgarden valorizza in uno spazio limpido e “assorbente”. Perché l’opera di RC Vire non si ferma sulla tela, ma cresce, con tratti riservati e silenti, sui muri della galleria. Un lavoro che non si arresta al limite del supporto, ma continua quasi impercettibilmente, come la rigenerazione della natura davanti a noi, nel suo eterno ciclo di rinascita.
Accantonando lo sviluppo orizzontale della grafica verbale, RC Vire sceglie l’evoluzione verticale del segno grafico, come la scrittura giapponese, rievocando la suggestione dell’evoluzione della natura con elementi floreali e arborei, intervallati da linee perfettamente dritte e lisce, come a voler richiamare la presenza di un elemento formale accanto all’ente di natura. È questo un punto altrettanto importante dell’idea di un lavoro in costante evoluzione, dal momento che le linee verticali si ripetono fisicamente nello spazio della galleria apparentemente come installazioni a sé stanti, ma che intendono invece riprendere l’idea di vita continua cui l’artista vuole dar forma.
L’elemento formale e l’elemento naturale si ricongiungono nell’opera che dà il titolo alla mostra, Kaku, dove una linea curva floreale si accosta a una verticale, venendo a formare il simbolo K: la lettera, la cifra stilistica, ritorna, forse senza cosciente intenzione dell’artista. Il segno deborda sui muri, rami e foglie proseguono fuori dal limite della tela e lo stesso accade, fisicamente, con sbarre che scendono a perpendicolo a collegare pavimento e soffitto, terra e cielo, assolvendo -piace pensarlo- alla stessa funzione mitopoietica del monolite misterioso di 2001 Odissea nello spazio. Nel film di Kubrick, esemplifica l’idea del dispiegamento della techné umana nella razionalità; qui esercita la funzione di un valore formale che sopravviene, in un certo senso, all’elemento naturale: un apporto di eleganza non materiale -in natura non esistono legni così dritti e levigati- alla raffinatezza ed essenzialità del segno grafico, che esemplifica l’idea della vita silente che soggiace agli enti di natura.
Nietzsche impazzì all’idea, Bergson ne scrisse saggi morigerati, RC Vire sembra invitare all’attitudine preziosa ad ascoltare le parole della natura: regalami un sorriso, tu che passi. Il suo segno è limpido e discreto, depotenziato dall’opulenza cromatica e squillante dove i colori attraggono a sé con la loro esuberante bellezza. La sua forza è la semplicità, come negli haiku giapponesi, come nella poesia di Ungaretti, dove strette ed eleganti parole dicono tutto ciò che si deve dire, perché il resto è superfluo balbettìo. “Tutto ciò che si sa, che non si sia solo udito rumoreggiare e mormorare, può dirsi in tre parole”, scrisse Wittgenstein citando Kürnberger in apertura del suo Tractatus, amante di un pensiero -e di un linguaggio- limpido, essenziale. Pochi colori, nero, verde, oro su fondo bianco.
Una particolarità dello stile di RC Vire è l’uso della vernice spray come una pasta per dipingere: svuoti la bomboletta, ne metti il contenuto nell’incavo e vi intingi il pennello per un effetto di pittura su tela.

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dal 4 ottobre all’8 dicembre 2007
RC Vire – Kaku
Avantgarden Gallery
Via Cadolini, 29 (zona corso Lodi) – 20137 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 11–17; sabato ore 14-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 3403513709; davide@avantgardengallery.com; www.avantgardengallery.com

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