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MILANO SU TRE FRONTI

di - 30 Marzo 2006

C’è poco da star freschi. A Milano si è salutato con entusiasmo il ritorno della primavera e con noncuranza l’eclissi solare d’inizio millennio. Con leggerezza si è accolta invece la fiera dell’arte, traslocata nel Padiglione 15, uno spazio ampio ed arioso: due piani, di cui uno interamente dedicato al moderno. La prima serata non ha fatto certo registrare il tutto esaurito in termini di presenze, ma siamo ancora agli inizi. E a Milano si prospetta un week end di fuoco, degno proseguimento di una lunga serie di eventi cominciata la scorsa settimana nell’ambito di InContemporanea, una proposta della Provincia alle associazioni culturali e al privato milanese. Il progetto, volto alla costruzione di un programma di ampio respiro e lungimirante, ha esordito in città con la mostra Ecce Uomo, a cura di Sergio Risaliti e Gemma Testa, molto discussa ma tuttavia interessante per il ruolo primario dato nel concept al ruolo del collezionista, figura cardine, fin troppo trascurata. Sollevando, almeno implicitamente, il problema della carenza di nuove leve illuminate nella categoria. Sempre all’interno di InContemporanea, Lunedì 27 Marzo ha aperto i battenti The people choice, a cura di Marco Scotini, un tentativo – un desiderio – di costruire presso il quartiere Isola, tramite opere contemporanee ad alte proprietà interattive, una comunità culturale aperta a tutti, anche ai non addetti ai lavori.


Vi servirà molta pazienza e tempo libero, ma se dopo la fiera ancora non siete stramazzati, dirigetevi verso l’Hangar Bicocca, dove tra una Torre di Anselm Kiefer e l’altra, le ventiquattro gallerie del consorzio Start – senza nessun nuovo acquisto rispetto l’edizione precedente – hanno affidato alle cure di Giorgio Verzotti una mostra rischiosissima. Costituita da un corpus eterogeneo di opere partorite dagli anni ’60 ad oggi. Una per ogni galleria partecipante. Scelte in base alla rappresentatività dell’artista per il singolo spazio, o per affezione. Da Alighiero Boetti a Fischli & Weiss. Da Vincenzo Agnetti a Candice Breitz. Da Joseph Kosuth ad Andrea Salvino. Un mix inquietante, da far accapponare la pelle. Mesciuto all’interno di un’operazione volta a sottolineare un distacco sempre più forte tra pubblico e privato a Milano. Spesso risolto in una gara a chi rialza di più. E al rilancio i ventiquattro di Start ci vanno sul serio. Così, non contenti dell’impresa epica realizzata in Bicocca, decidono un’apertura collettiva al pubblico prevista tra Sabato e Domenica 1, 2 Aprile. Un bel pesce per i milanesi, già arcistufi delle mostre in corso, una bella occasione per chi viene da fuori, per caracollare da una parte all’altra della città, lista alla mano, dando un’occhiata alle novità – battezzate il 28 Marzo – di Massimo De Carlo e della Galleria Zero. Sperando, magari che i consorziati chiudano un occhio. E che anche Francesca Minini, Manuela Klerxx e PrometeoGallery, pur non essendo “startiane”, tengano aperto, così da non rendere vano l’arduo pellegrinaggio fino alle lande tutt’altro che centrali di Zonaventura.


Ma non finisce qui. Se ancora non ne avete abbastanza, fate un salto ad Assab One. Lo spazio offre due opzioni. La prima, Tracce di un seminario è il “saggio di fine anno” di venticinque giovani cosmopoliti, reduci dal workshop estivo con Alfredo Jaar presso la Fondazione Ratti di Como. La seconda, visitabile 24 h su 24, è la mostra site specific di Federico Pietrella, un’installazione ambientale, realizzata esasperando il contrasto tra luce e ombra, creando la suggestione di un notturno stellato. Altra meta esotica? L’Artandgallery, nel quartiere Isola, tra le installazioni di Marina Ballo Charmet, Alessandro Cimmino, Moreno Gentili, Francesco Jodice , Sejla Kamer e così via. Voglia di shopping? C’è via Torino. Ne rimarrete piacevolmente sorpresi. Negozi di abbigliamento, fotografia, articoli sportivi s’improvvisano, grazie all’intervento di Care Of, gallerie d’arte, ospitando esempi molteplici di videoarte, selezionati da dieci curatori. Un’operazione basata sulla critica al sistema capitalistico, che trova bensì i suoi risultati migliori nella trasposizione del discorso artistico in spazi non dedicati, a misura d’uomo e fruibili da un pubblico illimitato, più che nella semplice e attempata polemica.
Stakanovisti milanesi dell’arte, il week end sarà così concluso. Non vi resta che pazientare fino al vernissage, martedì, di Less. Strategie alternative dell’abitare, curata da Gabi Scardi negli spazi del Pac. Oppure, datevi una calmata per tirare le somme. Per stabilire – magari con un colpo di dadi – chi l’abbia sul serio spuntata, a Milano, tra pubblico e privato.

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Miart 2005

santa nastro

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  • Che noia che barba che noi a che barba l'arte ha bisogno di una scossa sto arrivando......

  • Insomma... diciamolo... sempre la solita roba!! E soprattutto (che noia!!) i soliti nomi.
    Spero che si possa tornare presto a fare cultura e non mercatino delle calze usate firmate Gucci.

  • caro il mio giustiziere, ma perchè non la apri tu una galleria così da poter includere un nome nuovo? sai, io, dopo cinque anni ne ho le palle piene...aspetto uno come te che mi dia il cambio!!!

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