Categorie: Moda

MODA | Martin Margiela

di - 18 Luglio 2018
Nome: Martin
Cognome: Margiela
Professione: Autore
Su Martin Margiela, talentuoso sognatore belga, si è chiusa in questi giorni a Parigi (al Museo della Moda di Palais Galliera) una retrospettiva sul suo lavoro svolto dal 1989 al 2009, anno in cui si è ritirato dalle scene.
Ma chi è davvero colui che ha scelto di essere un autore?
Molti affermano che non è mai apparso in pubblico se non in rare occasioni, molti lo hanno visto di sfuggita, alcuni dicono di aver lavorato con lui, pochi lo hanno conosciuto davvero.
Ripercorriamo qualche tappa, usando le lettere del suo nome.
M come Manifattura. Fin dalla sua prima collezione, Primavera-Estate 1989, le sue creazioni portano le cicatrici della lavorazione, come ad esempio le pinces rivolte all’esterno.
A come Autore. Si può essere direttori creativi, fashion designer ma solo pochi sono Autori. L’autore è differente dagli altri in quanto fornisce contenuti unici, frutto della battaglia tra il suo cuore e la sua mente.
R come Rinascita. Il suo concetto di decostruzione ha a che fare con la rinascita. Era convinto che ogni abito potesse avere mille e una vita e rinascere ancora una volta.
T come Tabi Boots. Ogni luogo e ogni viaggio plasma la mente degli artisti. Durante il suo viaggio in Giappone Martin Margiela ebbe modo di scoprire gli Jikatabi , calzini-stivaletti in cui l’alluce è diviso dalle altre dita, che venivano utilizzati dai contadini per lavori piuttosto pesanti.  Martin riprese lo stesso concetto per realizzare le Tabi Boots, stivaletti iconici delle sue collezioni.
Martin Margiela
I come Identità. Al giorno d’oggi le case di moda sono alla ricerca di identità cambiando spesso direttori creativi. Martin Margiela ebbe l’occasione di lavorare per Hermès. In quegli anni, il suo punto di vista urlava forte e chiaro. Le forme erano addolcite, classiche, ben strutturate ma i tagli, i concetti erano gli stessi. La versatilità, rimanendo ancorati alla propria identità, è dote di pochi autori.
N come Novità. Per definizione le novità hanno la durata di pochi mesi, al massimo di pochi anni. Le sue creazioni sono da sempre novità. Ha distrutto i pilastri su cui la moda si basava e ha imposto le sue regole. Cos’è il nuovo adesso? Un abito che fa notizia e di cui poi tutti si dimenticano o un abito che, nonostante abbia vissuto diverse vite, lotta per raccontare le sue storie?
M come Manichino. Per sviluppare il concetto di oversize, Margiela utilizzava un manichino dalle forme XXXXL ed anche il busto del manichino “Stockman” è stato reinterpretato in diversi modi. Dall’applicazione di mantelli all’applicazioni di maniche.
A come amicizia. La sua società è stata fondata insieme all’amica e collega Jenny Meirens.
R come Rivoluzione. Imparare dalle rivoluzioni significa cogliere il meglio e fare nostri i messaggi che essa ha lasciato. Osare, essere noi stessi, credere nell’artigianato, credere nelle mani che tengono gli aghi, nelle sperimentazioni, nell’autenticità. A tutti i costi.
G come Galliera. Il giovane Martin, anche da studente, andava spesso a vedere le mostre del Palais Galliera. Una volta prese perfino ispirazione da una struttura di un abito presente alla mostra. Oggi Palais Galliera ospita la sua retrospettiva.
Martin Margiela
I come Invisibile
In un’epoca in cui le top model invadono le passerelle, in cui le case di moda diventano sempre più grandi e i designer sempre più discussi Martin non voleva apparire nemmeno sulle etichette delle sue creazioni.
Non è necessario guardare il volto dell’autore, bastano le sue “parole” a descriverne i connotati.
E come Essenziale.
Il corpus dell’autore è composto da strati di cultura, viaggi, fotografia, sogni e speranze. Ogni collezione è stata pensata come un crescendo di elementi diversi, a volte ripresi, a volte unici. Egli raggiunge il punto più alto nelle ultime collezioni. Sembra quasi volersi “spogliare” e ridurre all’essenziale i suoi studi prima di lasciare definitivamente il mondo della moda.
“E di tutto questo cosa resterà?”
L come Leggenda.
C’era una volta un ragazzo nato in un piccolo villaggio del Belgio molto timido ma con uno sguardo capace di penetrare negli anfratti più bui. Era innamorato dell’estetica degli oggetti tanto che decise di intraprendere la strada del Design Industriale. Un giorno venne invitato alla presentazione della terza collezione di Martin Margiela. Ne rimase letteralmente affascinato da decidere di avvicinarsi al mondo della moda e provare anche lui a sperimentare. Il suo nome era Raf Simons.
A come Andare. Nel 2009 Martin Margiela decide di andare lasciando la maison.
Chiara Antille

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