Quanto pesano le parole? Quanto sono potenti? Quanto sono disobbedienti? La mostra in esposizione da CIMA â Center for Italian Modern Art di New York Ăš la prima retrospettiva dedicata a Nanni Balestrini (1935-2019) negli Stati Uniti, a cura di Marco Scotini, e ripercorre circa 20 anni della carriera dellâartista. Balestrini, artista sperimentale, attivista e poeta, Ăš noto per la propria pratica artistica che si lega indissolubilmente con il carattere tipografico e la parola stessa.
Con oltre 70 opere, noncheÌ un vasto apparato documentario e bibliografico, si ripercorrono le parole, le lotte e le vite di chi non si Ăš allineato e di chi ha scritto. Le opere mostrano il suo coinvolgimento diretto con i movimenti socio-politici degli anni Sessanta e Settanta. Si racconta del suo attivismo, di come la parola Ăš altro, si mostra un coro polifonico che urla, che grida slogan e diritti. La mostra, Nanni Balestrini: Art as political action. One thousand and one voices, Ăš un invito ad andare oltre il visivo, a oltrepassare il normale segno tipografico, a mettere in mostra la parola che si rende corpo, la parola che si fa arma.
In un panorama come quello di oggi, in cui la parola sembra aver perso il proprio corpo, il proprio peso, a favore di unâapparente perfezione estetica, la retrospettiva su Balestrini ci racconta altro, sottolinea un potere amorfo, una lotta operaia per la libertĂ , una democrazia che si arma con lâintelletto, con un collage di parole. «La democrazia Ăš il fucile in spalla agli operai», si legge, in mostra, su una copertina di Potere Operaio; «La repressione Ăš una tigre di carta», Ăš riportato su una pagina del giornale politico Compagni. La parola diventa attivismo, muta e cresce in chi lotta, in chi non si arrende per i propri diritti.
Entrando nello spazio del CIMA tutto sembra parlare. Stanza dopo stanza si ripercorrono pensieri, lettere colorate e sovrapposte che danno forma ad architetture letterarie, a cortei rivoluzionari. «Bene o male Ăš sempre Italia», si legge in uno dei tanti Cronogramma degli anni â60 disposti su lungo tratto rosso nel muro. Percorrendo le pareti, il tutto sembra essere disposto come una enorme poesia infinita, dove le singole opere diventano versi e gli angoli dello spazio sono paragrafi. Ă possibile leggere la storia di un vissuto non poi cosĂŹ tanto lontano, contemporaneo, dove quelle lotte sono le stesse lotte. «Percepiscono il dramma a colpo dâocchio» (Percepiscono, 1962).
Tra le opere in mostra Ăš possibile vedere anche una ricostruzione del Tape Mark I, 1961, uno dei primi esempi di arte generata. Tape Mark I anticipa molte delle domande attuali sullâAI, sullâintelligenza artificiale: lâopera mostra una poesia nuova, una poesia generata dalla macchina, dallâintelligenza della macchina. Partendo da tre poesie diverse se ne genera una totalmente nuova, plasmata da un algoritmo scritto nel linguaggio di programmazione Unix. Lâopera, presentata nellâedizione del 1962 dellâAlmanacco Letterario Bompiani, era un esperimento moderno che sottolinea complessitĂ morali e identitarie riguardo le applicazioni dei calcolatori elettronici, oggi computer. Lâopera, mai contemporanea come adesso, pone domande, racconta di una lotta odierna, di quale sia il confine tra uomo e macchina.
Nanni Balestrini: Art as political action. One thousand and one voices Ăš una mostra politica, non comoda, non silente e certamente non allineata. Al CIMA si mostra unâarte in cui il radicalismo stesso viene sovvertito, dove le parole, come lapilli, colpiscono il potere, chi ascolta e chi vive.
La mostra Nanni Balestrini sarĂ visitabile al CIMA â Center for Italian Modern Art di New York fino al 22 giugno 2024.
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