DA SERAFINI A LUIGI - L’UOVO, LO SCHELETRO, L’ARCOBALENO, veduta della mostra a cura della Fondazione Franco Maria Ricci e di Luigi Serafini, Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, Fontanellato, 2025
Fino al 31 agosto 2025, il Labirinto della Masone diventa il teatro onirico di una delle menti più misteriose dell’arte contemporanea: Luigi Serafini. Da Serafini a Luigi. L’uovo, lo scheletro, l’arcobaleno è molto più di una mostra: è una spirale immaginifica che avvolge il visitatore in una realtà alternativa, fatta di simboli enigmatici e codici impossibili da decifrare.
Nell’anno che segna il decennale dall’apertura del Labirinto, la fondazione intende ripercorrere e offrire al pubblico una narrazione delle origini e della storia che hanno fatto grande questa istituzione. La mostra in corso, infatti, offre l’occasione per raccontare dell’incontro tra Franco Maria Ricci e Luigi Serafini: fu proprio l’editore a pubblicare per primo, nel 1981 il Codex Seraphinianus dell’allora sconosciuto artista. Curata dalla Fondazione Franco Maria Ricci e dallo stesso Serafini, l’esposizione si snoda in tre tappe, come una fiaba visiva suddivisa in epoche: il tempo prima del Codex, il Codex, e tutto ciò che è venuto dopo. Si parte dal “prima”, con una raccolta di opere raramente viste, tra cui la prima pittura dell’artista – una veduta della campagna marchigiana a lui tanto cara, raffigurante la casa di famiglia a Pedaso – e tracce dei suoi anni da studente di architettura e viaggiatore curioso, dall’America al Medio Oriente.
Il cuore pulsante della mostra è, naturalmente, il Codex Seraphinianus, l’enciclopedia di un mondo che non esiste, scritta in una lingua che non si legge. Un oggetto di culto per chi ama perdersi nei paradossi visivi, che ha stregato anche nomi come Italo Calvino, Fellini e Tim Burton. Tavole originali, sculture nate dai suoi disegni, e invenzioni ibride conducono lo spettatore in un universo dove tutto è plausibile, ma nulla è logico. «Direi che le immagini che più scatenano il raptus visionario di Serafini sono tre: lo scheletro, l’uovo, l’arcobaleno», scriveva proprio Italo Calvino riferendosi a “quell’Altro Universo” nel primo numero della rivista FMR di Franco Maria Ricci, brano che ha ispirato il titolo di questa mostra.
La sezione post-Codex, infine, ci riporta a un Serafini in carne e ossa, ma sempre sfuggente: sculture, dipinti, fotografie e una commovente installazione dedicata alla Domus Seraphiniana, la sua casa-mondo romana, oggi minacciata di scomparsa. L’allestimento – labirintico, non lineare, pieno di citazioni che si rincorrono – è firmato dallo stesso artista e si intreccia con lo spirito del luogo: il labirinto di bambù e la collezione di Franco Maria Ricci. Il biglietto d’ingresso include l’intera esperienza. Serafini non si visita: si attraversa, come un sogno che si dimentica al risveglio, ma che lascia il segno.
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