Iacopo Pasqui, Cinema Azzurro #07
Un incontro tra linguaggi e sensibilità, per la nuova mostra della galleria Ceravento di Pescara. Dal 25 ottobre al 20 dicembre, Camera mette in dialogo le opere di Iacopo Pasqui, nato a Firenze nel 1984, e di Fabrizio Simone, Originario di Ortona, classe 1979, mettendo in dialogo la nettezza della fotografia con i chiaroscuri della scultura, in una riflessione sul tempo, sulla percezione e sulla memoria. Il titolo della mostra è duplice, come lo sguardo che la attraversa: camera come obiettivo, dispositivo che cattura la luce e il mondo esterno, e camera come stanza, spazio che accoglie e custodisce.
Le fotografie di Iacopo Pasqui, tratte dal progetto Cinema Azzurro, raccontano di un tratto di spiaggia familiare osservato nel corso del tempo, sempre lo stesso eppure continuamente diverso. Con un ritmo che richiama quello cinematografico, le immagini di piccolo formato compongono una sequenza di stagioni, luci e presenze, in cui la narrazione è scandita dalla lentezza del ricordo. Tra ciò che resta e ciò che muta c’è una soglia ed è l’immagine a evocare questo confine.
Anche le sculture di Fabrizio Simone nascono da un gesto paziente e reiterato. Le sue forme organiche e stratificate, porose e morbide, evocano la tensione tra fragilità e permanenza. Nei suoi lavori la materia diventa corpo capace di trattenere presenze invisibili e di restituire un senso di ascolto e di attesa.
«È sorprendente come, pur nascendo da mani diverse, fotografie e sculture sembrino il risultato di un unico lavoro, come se fossero state concepite fianco a fianco. Immagini e scenografie si intrecciano come in un montaggio naturale, parti di una stessa regia. In questo dialogo, fotografie e sculture non si guardano soltanto: respirano insieme», ha spiegato il fondatore di Ceravento, Loris Maccarone. «Così Camera diventa un’esperienza bifocale: fotografie e sculture dialogano come luce e materia, immagine e corpo, esterno e interno. Un cinema senza sedie, dove lo spettatore non assiste, ma entra nella proiezione di un racconto che continua a vivere anche ad occhi chiusi».
In Camera, dunque, il tempo si fa elemento plastico, visivo: le immagini di Pasqui e le forme di Simone condividono la stessa misura contemplativa, quella che trasforma l’atto di guardare nella sfumatura di un’esistenza.
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