Alice Ronchi, Amami Ancora, 2024. Courtesy the artist. Ph. Alessandro Zambianchi
Non dico a tutti ma almeno a qualcuno, sentendo il titolo della nuova mostra di Alice Ronchi al MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone Amami Ancora, sarà forse capitato, istintivamente o sensibilmente, di canticchiare nella propria mente il prosieguo del brano Amandoti dei CCCP – Fedeli alla linea «fallo dolcemente, un anno, un mese, un’ora, perdutamente». Ecco, quel «dolcemente» risuona, piano dopo piano, fino a diventare una preziosa chiave di lettura dell’intervento di Alice, che si gioca – tutto – sul piano emotivo.
«Non è una questione di forme, di cromie o di significati, bensì di sentimenti», spiega il neo direttore Stefano Raimondi che, dopo aver letteralmente riportato alla luce il museo ripristinandone le vetrate e i punti luce occlusi da troppo tempo, ha incoraggiato e sostenuto Alice Ronchi nella scelta di umanizzare la collezione permanente del MAC. Sono le emozioni allora, e non dunque la logica – perché «con la sola logica non si può scavalcare d’un salto la natura» sosteneva saggiamente Dostoevskij – a guidare quel desiderio di affetto che le opere reclamano, che il museo reclama, e che Ronchi interpreta, togliendo il velo dell’oblio e della nostalgia in favore di un rinnovato ricongiungimento emotivo con lo spettatore.
Come già era accaduto a Montemarcello, anche a Lissone Alice ha rivolto il suo interesse ai rapporti, ai legami e a tutta la sfera emotiva legata ai ricordi e alle sensazioni costruendo, per il tramite degli eredi, un vero e proprio rapporto di intimità e affezione sia con gli artisti che parteciparono al Premio Lissone nel periodo 1946-1967, sia con autori come Claude Bellegarde, Cheval-Bertrand, Peter Brüning, Giorgio De Chirico, Piero Dorazio, Gino Meloni, Achille Perilli, Mario Schifano ed Eugenio Tomiolo. Questo rapporto ha, a tutti gli effetti, le sembianze di un dialogo, anche di genere – molti degli artisti con cui Ronchi si relaziona sono, infatti, uomini – e anche di generazioni, ma soprattutto di ricerca e di progettazione, di scoperta e di invenzione.
Diceva Montale, «nessuno scriverebbe versi se il problema fosse quello di farsi capire. Il problema è di far capire quel quid al quale le parole da sole non arrivano». Ecco qui, Amami Ancora. Le 40 opere di Alice, alcune inedite, altre storiche (come Indoor Flora), altre rimaste per anni nel suo studio, non raccontano né descrivono ma protendono, corteggiando, verso ciò che è rimasto invisibile: e infatti, spiega Ronchi, «L’intervento principale, chiave di lettura dell’intero progetto, non risiede unicamente nella selezione delle opere bensì nel mio desiderio di portarle con me lungo tutti i piani del museo, di trasferirle dai depositi e dal piano interrato, dove attualmente la collezione del premio è esposta e di condividere quel luogo alla pari attivando un nuovo ed inedito dialogo onorando la sua storia».
La luce gioca un ruolo fondamentale, già dal piano interrato, dove le pennellate sono nervose e le colorazioni cupe, per lo più nere, espressive di un chiaro turbamento (come quelle di Peter Brüning e Piero Ruggeri), fino ai piani più alti, dove le tonalità si alleggeriscono. Nel mentre, spaziale ed espositivo, opere scultoree, come Love Keepers, o pittoriche, come True Care, fungono da bulino delle suggestioni emotive in chiaroscuro, che comprendiamo perché sono anche le nostre emozioni, i nostri palpiti, delusioni, amarezze, tormenti e slanci quelli di cui Alice – e prima di lei gli artisti che con lei dialogano teneramente, perché la Voglia di tenerezza c’è ed è dichiarata – narra in forma visuale: così sentivano loro, così sente lei e così sentiamo noi, che siamo, tutti, soggetti alle stesse esperienze di vita.
All’ultimo piano del rinnovato museo, in un gioco di luci e vetrate che sembrano annullare completamente la distanza tra lo spazio espositivo e il contesto cittadino che lo circonda, poco dinnanzi a quella Voglia di tenerezza, alcune opere della serie Majestic Solitude trovano spazio, fronteggiando, oltre che Schifano, un Sole di Alice. Qui è emozionale, oltre che evidente, che le domande rigorose sul come e sul perché e i nessi consequenziali della logica vengano del tutto sospese in favore dell’umana qualità di vivere il sentimento, amando ancora.
Dai disegni di Bossi e Appiani alle torri d’avorio. Così la selezione esposta nel cuore di Milano racconta secoli di…
La Collezione Maramotti di Reggio Emilia ospita la prima mostra personale dell’artista Giuditta Branconi in uno spazio istituzionale. In mostra…
Il Messico ha denunciato la vendita su eBay di 195 reperti preispanici e ne chiede la restituzione: il caso evidenzia…
A Milano, negli spazi di MATTA, la prima personale di Alessandro Aprile: in mostra grandi tele di figure sospese, per…
La Fondazione OELLE presenta Agata On The Road 2026, progetto espositivo che trasforma le stanze di un hotel di Catania…
La nuova commedia di Cristina Comencini mette in scena relazioni familiari, conflitti e non detti, tra ironia e tensione, ma…