Categorie: Mostre

Diego Esposito: LVX ILLVMINAT LVCEM, a Teramo

di - 22 Luglio 2024

Il concetto di mostra diffusa, distinto da quello di “museo a cielo aperto” di cui l’Italia è ricca, basti pensare a Roma, Pompei o Ercolano, si sposa con l’attuale tendenza a rendere l’arte parte integrante di un complesso urbano, prevedendo una moltitudine di percorsi e non la focalizzazione delle opere in un unico spazio. Il museo tradizionalmente inteso dialoga così con il territorio consentendo alle opere di “uscire” dalle sale e legarsi all’ambiente, alla natura, ai luoghi cittadini, favorendo maggiore fruibilità, coinvolgimento, interazione.

È quello che accade a Teramo con il progetto LVX ILLVMINAT LVCEM a cura di Marco Meneguzzo e Aldo Iori. L’artista Diego Esposito, «spirito libero e fuori dal sistema», come lui stesso ama definirsi, sceglie di tornare nella città della sua giovinezza per ritrovare il proprio sé nella geografia territoriale. Vissuto tra Milano, il Veneto e lunghi soggiorni all’estero, amante della luce veneziana, della mitologia greca e della cultura giapponese, l’artista individua per l’esposizione cinque luoghi simbolici da un punto di vista naturale, sacrale e civile dove portare la sua luce e illuminare di significato la presenza/assenza dell’opera. È proprio su questo tema che si gioca per Esposito la partita dell’arte che non coincide mai con la materialità, piuttosto con la memoria consegnata all’istante e all’esistenza, in un’operazione quasi di smaterializzazione dell’oggetto verso un concettualismo duchampiano. L’opera è effettivamente impercettibile pur conciliandosi con la stratificazione della storia e del tempo. Ma di quale momento parliamo? La sua è una ricerca costante delle radici della nostra civiltà, una maniera di renderle oggi presenti con uno sguardo universale tra antico e contemporaneo. Tempo del passato, dunque, e del presente in cui l’artista vive e opera.

Ritratto di Diego Esposito all’interno dell’aula Magna dell’università di Teramo. Ph. Aurelio Amendola

LVX ILLVMINAT LVCEM è una mostra diffusa che propone la sistemazione di lavori degli ultimi venticinque anni circa e di nuove composizioni site specific, distribuita in punti strategici del centro storico con grande cura per la collocazione delle opere così come per i colori, i materiali, la forma, in relazione tra loro e con lo spettatore, elementi ricorrenti nella sua poetica fin dagli anni Settanta. L’idea della mostra nasce da una scultura ceramica pensata per la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Trae ispirazione da una lastra lapidea della facciata, trasmutata in oro, con la scritta che dà il nome all’intera esposizione. Splendidamente collocata in una cappella del Duomo, è in dialogo con il Polittico Tardo gotico del veneziano Jacobello del Fiore del 1439, restituito alla cittadinanza lo scorso anno a seguito di restauro, nell’accostamento di oro e luce, testimonianza tra l’altro del legame con la cultura orientale, passato e presente, sacralità e civiltà. L’oro in foglia è utilizzato nelle icone bizantine fino a opere di artisti contemporanei come Gustav Klimt, associato all’eternità e alla sacralità. Spesso impiegato anche da Esposito, conosciuto e amato nei mosaici veneziani e nelle decorazioni degli edifici, viene duplicato in mosaici pavimentali come nel Dittico del 2024 L’arte è sempre contemporanea collocato in Pinacoteca Civica. Si tratta della riproduzione, rivisitata in un disegno geometrico astratto a lui caro, di una parte di mosaico pavimentale di epoca romana, recentemente rinvenuto in una via del centro storico.

Diego Esposito, LVX ILLVMINAT LVCEM. Pinacoteca L’arte e sempre contemporanea, 2024, mosaico. Ph. Bruno Bani

E se la Pinacoteca è un luogo di memoria civile e di conservazione del patrimonio cittadino, la Biblioteca è custode del racconto e della tradizione del territorio. Ecco emergere allora nella Biblioteca regionale “Melchiorre Delfico” taccuini di viaggio, quaderni di appunti e acquerelli, che l’artista definisce «Cieli chiari, dove, alla luce del giorno, brillano alcune stelle».

Tra testimonianze di civiltà e attualità il lavoro di Esposito approda all’ Arca – Laboratorio per le Arti Contemporanee -, dove troviamo alcune opere, anche inedite per l’Italia, molte monocolore, vicine al minimalismo, che trattengono la luce e la estendono nelle stanze del Palazzo novecentesco di Largo San Matteo, sposandosi perfettamente negli spazi in cui il colore si fa sostanza e forma. Grande esempio di spazialità è Cosmogonia del 2023, realizzata con sedici elementi monocromi, vicina a un’esperienza musicale data dai riflessi della luce sulle superfici. La questione spaziale è stata sempre presente nell’artista, pensiamo alle installazioni degli anni Novanta per l’Università di Teramo, per la Facoltà di Giurisprudenza, per la Villa Comunale. È proprio qui che si concluderà il percorso, con la collocazione di un’opera scultorea dalla forma razionale Mappa celeste del 2024 con carattere permanente.

Diego Esposito, LVX ILLVMINAT LVCEM. Biblioteca Delfico, Senza titolo, 2024 , acquerello su carta orientale. Ph. Bruno Bani

Diego Esposito è uno scultore di grande sensibilità pittorica, che tocca l’interiorità, vale a dire il pensiero, e l’esteriorità, ciò che è visibile, in un’azione spesso enigmatica e misteriosa, in grado di creare però un’arte relazionale e collettiva grazie non solo ai numerosi viaggi compiuti, ma anche all’ascolto e al rispetto accordato alla natura, al lavoro, alle persone, in cinquant’anni di attività. La sua è un’arte fatta di pause, sguardi, ascolto e riflessione, lo percepiamo anche osservandolo e ascoltandolo parlare. «Concepire un’opera – afferma – è un viaggio, e le mie opere si dispongono nello spazio. Molte evocano il cielo, ma anche i suoni. Lo spazio per me è uno spartito cosparso di suoni. Viaggiare è un modo di ascoltare e anche di incontrare persone che condividono questo ascolto».

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