Categorie: Mostre

‘E di salire al ciel diventa degno’. A Vicenza un percorso ascensionale che celebra la nuova ‘Scuola di Venezia’

di - 28 Giugno 2025

Per quattro secoli Venezia e Vicenza hanno camminato assieme sotto la Serenissima. Dal 1404 al 1797, Vicenza, parte dello Stato da Teradella Repubblica Veneziana, conobbe uno sviluppo economico, culturale e urbanistico significativo. Anche dal punto di vista militare, vide rafforzare le proprie mura e la riconversione in chiave difensiva di architetture che, nel Medioevo, erano state trasformate in edifici civili. Tra queste, il Torrione di Porta Castello, sede dal 2018 della Fondazione Coppola: unimponente torre medievale di circa 40 metri daltezza che fino al 20 ottobre ospita La Scuola di Venezia.

La mostra presenta cinque artisti formatisi allAccademia di Belle Arti di Venezia: Thomas Braida, Chiara Calore, Nebojša Despotović, Eric Pasino e Paolo Pretolani ed è distribuita nei diversi livelli del torrione sino alla torretta centrale dellosservatorio, punto più alto. Con lobiettivo di celebrare il rapporto tra le due città, la mostra si sviluppa in un percorso narrativo ciclico e ascensionale, sia fisico che simbolico, che richiama le geografie dantesche della Divina Commedia. Non a caso, lesposizione si articola in tre passaggi distinti, dove lacqua occupa il livello intermedio: un purgatorio, se volessimo interpretarlo in chiave dantesca.

Nebojša Despotović, Mia sleeping, 2025, acrylic, oil and encaustic on carved wood, 23×35 cm

Nei primi due livelli trovano luogo opere che rimandano alla quiete, alla morte, al sonno, in una contemporanea reinterpretazione dellInferno. In questi livelli si trovano un dolcissimo viso dormiente sulle sfumature del blu e da unestetica prevalentemente materica di Despotović con Mia Sleeping (2025), e le opere di Pasino, con i loro caduchi rimandi alle Vanitas barocche, come Diaspora (2023) e Farandola Nera (2024).

I due piani seguenti sembrano essere stati concepiti come un rito di passaggio, una catarsi. Essi continuano lesposizione dove lattenzione viene dedicata allacqua, alla sua forza nelladattabilità, nel suo plasmarsi, quasi come rito di transizione, proprio come avviene nel Purgatorio. Qui si ritrovano opere di Pretolani come Akuafan (2020), in cui echi di drappeggi damascati dei vestiti dei grandi dogi sembrano riecheggiare nei moti ondosi sulla tela, o Tempus Fugit! Fio mio (2023) di Braida, dove un granchio dai colori vivaci regge una clessidra, a ricordare la caducità della vita.

Thomas Braida, Tempus fugit! Fio mio, 2023,olio su tela, 200×347 cm

Lasciato il mondo di mezzo, pare di essere ormai finalmente liberi di godere: godere della vista, della luce, elementi caratteristici dellinterno della parte più suggestiva del torrione. Diceva Virgilio a Dante nel congedarsi: Tratto t’ho qui con ingegno e con arte; / lo tuo piacere omai prendi per duce; / fuor de l’erte vie, fuor se’ de larte. Nellosservatorio, la parte più alta (e più luminosa) della torre, ecco che si apre lultimo livello narrativo della mostra, dove si celebrano, sia sul piano artistico che visivo (la vista sulla città è stupenda!), le città di Vicenza e Venezia.

Filo conduttore dellintero percorso espositivo è il richiamo alla tradizione pittorica della Scuola Veneziana, riscontrabile negli oggetti simbolici come animali, teschi, clessidre, conchiglie e nella rappresentazione contemporanea di nature morte e memento mori. Uneredità che si riflette anche nella densità e nellarticolazione compositiva delle tele a soggetto urbanistico: come in Playmobill (2024) di Braida, dove città immaginarie evocano scenari pittorici del passato, in particolare quelli di Canaletto; o in Requiem4 (2025) di Calore, dove un giovane, abbigliato con vesti che richiamano le sontuose tele del Veronese, indossa un turbante alla turchesca.

A conclusione del percorso, sul punto più alto della torretta, lopera permanente Sit Down to Have an Idea di Andrea Bianconi invita a fermarsi, sedersi e osservare Vicenza dallalto. Magari per ripercorrere mentalmente il viaggio ascensionale appena compiuto e, chissà, lasciarsi ispirare da quella inedita prospettiva dallaltoper farsi venire una buona idea.

La scuola di Venezia, installation view, Fondazione Coppola, Vicenza

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