Categorie: Mostre

Generazioni e mondi a confronto, a Roma l’arte contro le etichette

di - 25 Novembre 2023

Immaginate una rete che non costringe, non limita ma, piuttosto, apre nuovi valichi, libera lo spazio: questa è One wall a web through which the moment walks, una mostra curata dall’artista statunitense Jonathan VanDyke e visitabile fino al 13 gennaio 2024 presso gli spazi espositivi della galleria 1/9unosunove di Roma. Un’acuta azione demistificatoria quella di VanDyke, che fa interloquire la generazione di artisti italiani del XX secolo con quella attiva a oggi nella scena statunitense, smantellando ogni schema prestabilito e ogni tentativo di categorizzazione dell’artista e dell’opera in sé.

Nel  periodo storico che stiamo vivendo assistiamo a una continua meiosi di cellule categorizzanti, ogni giorno una categoria già nota e stabilita si suddivide ulteriormente, ancora e ancora fino alla perdita totale delle sfumature a favore della genesi di miliardi di etichette adesive prestampate e pronte all’uso. Ognuno sceglie la sua – o se la fa incollare addosso. Ciò che ci viene presentato come infinite possibilità altro non è che una gabbia di incasellamenti ben definiti, e il rischio di cadere nel paradosso della scelta di Barry Schwartz è pressoché ineludibile.

La mostra si articola quindi intorno all’idea di sottotesto, di ciò che non è detto ma è intellegibile. Tutte le opere e gli artisti in mostra sfuggono ad ogni categoria, e nonostante ciò mantengono ben salda la propria identità davanti a sé stessi e davanti al pubblico. Non a caso tra le opere in mostra spicca con tutta maestosità un volto di De Dominicis: un pulitissimo segno di matita su una tavola di legno dipinta di tempera bianca, stendardo di un’arte libera, che non vuole farsi parente di alcuna corrente artistica già definita.

Gino De Dominicis, Senza titolo, 1998, 155x122x7cm

E accanto a lui Carol Rama, con due opere – una del 1964 (Senza Titolo) e una del 1975 (Segni e Luogo) – che ad uno sguardo poco attento sembrerebbero quasi appartenenti a due artisti distinti, proprio a ricalcare questo bisogno di slegarsi dal marchio, dal brand riconoscibile ovunque.

Carola Rama, Senza Titolo, 1964, 45x33cm | Foto 4. Carol Rama, Segni e Luogo, 1975, 80x60cm

Anche nell’utilizzo dei materiali, le opere in mostra si distinguono per scelte completamente arbitrarie e fuori dagli schemi convenzionali. Accanto al telaio ricoperto di sicofoil di Carla Accardi (Trasparente, 1975) compare un’opera di Carla Edwards (They All Fall Down, 2010) realizzata con ritagli di bandiere americane tinte e candeggiate, un pezzo fortemente pittorico pur senza alcuna pennellata che mira alla distruzione del simbolo (la bandiera) verso un disorientamento percettivo dell’identificazione collettiva.

Accanto a loro, i disegni di corpi mutilati di Ellie Krakow, che non solo si pongono come diretti successori dei primi acquerelli di Carol Rama (opere che le vennero addirittura sequestrate nel 1945, durante la sua prima personale) ma i cui arti amputati sembrano riprendere vita nello spazio al di fuori del foglio, nelle ceramiche smaltate Body Frame (Nesting) – 2022 e Body Geometry (Light and Green with Cavity and Slit) – 2021.

Un’apertura verso lo spazio dell’altro e dell’altrove viene guidata dalle opere di Nadia Ayari, di origine tunisina, Fold 1 (2018) e Bend 2 (2018), due immagini pulite nel segno e sporcate dalla matericità degli impasti di oli lungamente lavorati e sovrapposti, un lavoro di accumulazione ad ampio respiro.

Mentre quasi sfuggono oltre i confini della tela le opere di Hwi Hahm (Speedy Tumbleweed, 2022; Cadence, 2022, A boy with doubts, 2022), “un’esclamazione di selvaggia bellezza e possibilità espressiva”, come le definisce VanDyke.

Installation View, ph.Giorgio Benni, a sx. Carla Edwards, Grey Land, 2016, 104x104cm, a dx. Ellie Krakow, Body Frame (Nesting), 2022, 25,5×30,5×7,5cm

Oltre agli artisti già citati, in mostra si possono apprezzare i lavori di Dadamaino, Piero Gilardi, Kenji Fujita, linn meyers, Sreshta Rit Premnath, Julianne Swartz e un’opera dello stesso VanDyke.

Un progetto ambizioso e minuziosamente articolato, una collettiva che merita di essere visitata.

Articoli recenti

  • Mostre

DÉTAILS. Sole caduto Aosta. Gio’ Pomodoro
al Castello Gamba di Chatillon

Fino al 21 giugno 2026, il Castello Gamba – Museo di Arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta – ospita…

22 Aprile 2026 22:23
  • Mercato

Nuovo record assoluto per il design all’asta: volano a $ 33,5 milioni gli specchi di Claude Lalanne

È appena successo da Sotheby’s New York: l’Ensemble di 15 specchi realizzati da Claude Lalanne per Yves Saint Laurent e…

22 Aprile 2026 18:46
  • Design

Milano Design Week 2026: la nuova geografia passa dalle reti indipendenti

Più che una mappa di quartieri, la settimana milanese del design si rivela un’infrastruttura di relazioni. Tra designer emergenti, atelier,…

22 Aprile 2026 18:00
  • Mostre

La pittura sospesa di Luciano Sozio ci invita a sostare nello spazio tra le cose

Alla Galleria Arrivada di Milano la prima mostra di Luciano Sozio: in esposizione una serie di dipinti che indagano la…

22 Aprile 2026 17:10
  • Mostre

Il giardino alchemico di Julie Hamisky è in mostra da Pandolfini Casa d’Aste

Nel pieno della Milano Design Week, la fragilità della materia organica si trasforma in sculture permanenti nelle opere dell'artista francese,…

22 Aprile 2026 16:30
  • Progetti e iniziative

Il Living Theatre arriva a Parma: un progetto riattiva l’eredità di Malina e Beck

Solares Fondazione delle Arti porta a Parma il progetto ROOTS: l’eredità del leggendario Living Theatre rivive con una mostra, un…

22 Aprile 2026 15:00