Naomi Gilon, Photo Andy Simon
La porosa cedevolezza della pelle, la fragile e candida resistenza della porcellana. Sono sculture che ibridano consistenze diverse ma anche identità parallele, assimilabili, rigorosamente tatuate e fuoriuscite da una visione onirica dark, quelle di Naomi Gilon in esposizione per “Hard Skin”, mostra visitabile alla Candy Snake Gallery di Milano fino al 21 ottobre 2022.
Nata nel 1996 ad Arlon e di base a Bruxelles, Naomi Gilon è considerata tra le artiste più interessanti della scena emergente internazionale. Tra le mostre principali,Gillon ha esposto presso: Galerie Fleur&Wouter (Amsterdam, Paesi Bassi), Cdlt+ Gallery (Liége, Belgio), Kunsthal Gent (Gent, Belgio), Superchief Gallery (New York, USA), Les Galeries Louise (Bruxelles, Belgio), Subsidiary Projects (London, Regno Unito), Kingsgate Project Space (London, Regno Unito), Alice Gallery (Bruxelles, Belgio), Normaal Gallery (Bruxelles, Belgio), Diesel Project Space (Gent, Belgio), BAM (Mons, Belgio), Like A Little Disaster (Polignano a Mare, Italia), Pavillon Baltard (Paris, Francia), Les Halles Saint Géry (Bruxelles, Belgio).
Incentrata sull’idea di trasformazione del corpo come strumento di costruzione dell’identità sociale e sull’utilizzo sperimentale della ceramica come materia insieme fragile e sensuale, la ricerca di Naomi Gilon è in costante dialogo con le forme della cultura popolare, da quelle tradizionali della mitologia classica alle espressioni più contemporanee delle sottoculture giovanili.
In un mondo in cui i linguaggi si confondono l’uno nell’altro, già numeroso sono le contaminazioni tra arte visiva, moda e design sviluppate da Naomi Gilon negli ultimi anni. Con il marchio di moda Marc Jacobs ha reinventato alcune iconiche borse, mentre con Han Kjøbenhavn ha realizzato un abito divenuto virale dopo esser stato indossato dall’attrice Julia Fox alla festa degli Oscar.
Punto di partenza è l’immaginario fantastico, dalle tinte horror, dell’ibridazione tra uomo e animale. «Nelle opere di Naomi Gilon l’immaginario gotico incontra la fluidità post-internet in un ironico mash-up in cui la dimensione fantastica entra nella quotidianità anche attraverso oggetti d’uso come borse, vasi, candelabri, piatti e tazzine, avvicinandosi al design ma conservando l’unicità del pezzo unico», spiegano dalla galleria milanese dedicata all’arte emergente.
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