I tempi del Bello. Palazzo San Francesco, Musei Civici Gia Giacomo Galletti, Domodossola. Ph. Michela Piccinini
Ex chiesa francescana con unâimportante pinacoteca ai piani superiori, Palazzo San Francesco accoglie quarantasei pezzi: dipinti, disegni preparatori e sculture dal secondo secolo A.C. ad opere pittoriche degli anni â70. Un lasso di tempo che permette al visitatore di apprezzare la diversitĂ tra le epoche, con un evidente cambio di paradigma, la bellezza che si fa sempre qualcosa di âaltroâ. Lavori provenienti da collezioni private e da musei quali il Museo Nazionale Romano o il sopracitato MAF che ci restituiscono tematiche e scenari apparentemente in contrasto. Ma è altresĂŹ reale il dialogo che si instaura tra le opere in mostra, perchĂŠ lâessere umano di qualsiasi epoca ha costantemente ricercato la bellezza e da quando esistono le arti si è sempre ispirato â e probabilmente continuerĂ a ispirarsi â a temi, soggetti, tecniche e simboli di tradizioni e culture lontane.
Se Leopardi individuava il âTempo del Belloâ in artisti come Fidia, Mirone e Policleto, parliamo dunque della Grecia del V secolo A.C., è innegabile e quasi scontato asserire come lo stesso concetto di bellezza sia stato stravolto nei secoli a venire. La ricercata esposizione domese è un tentativo di ricostruire questo percorso di cambiamento di un concetto, quello del bello, a partire dalla bellezza classica della statuaria marmorea per concludere con i dipinti dâavanguardia di artisti come Renè Magritte e Giorgio De Chirico.
Non siamo di fronte a una mostra cronologica, come ci tengono a specificare gli operatori in mostra. La ripresa della scultura classica nelle opere dellâ800, il confronto tra la Testa di Arianna dormiente del Museo Archeologico di Firenze e la Piazza dâItalia dechirichiana al centro della quale si erge in tutto il suo splendore la scultura della principessa di Creta, lâispirazione della Testa del Battista di Piero della Francesca nella Flagellazione del Pilato, che il pittore di Sansepolcro aveva ripreso dalla Medaglia di Giovanni VIII Paleologo di Pisanello, in esposizione assieme ad una serie di piccoli oggetti e maschere. Si tratta piuttosto di unâoccasione per far emergere il dialogo tra concezioni di bellezza, tra archetipi in apparenza distanti ma legati nel tempo dalla volontĂ degli artisti di ispirarsi e di cercare il bello.
La Rena Ă la fenĂŞtre del 1937 di Magritte, ad esempio, oltre a essere uno dei rari ritratti del pittore belga, è posizionata accanto ad una Testa di Atleta dalle Terme di Diocleziano. La testa della donna raffigurata da Magritte è posta su un plinto, proprio come il volto dellâatleta, quasi fosse una maschera funebre. Ne condivide lâirreale essenzialitĂ nei tratti ma soprattutto nello sguardo, entrambe si perdono in un vuoto di difficile identificazione. Lâassenza del corpo della Rena è sia un richiamo ai reperti dâantichitĂ che un curioso stratagemma dellâartista surrealista per esaltare lâinterioritĂ dei protagonisti delle proprie tele.
Il San Sebastiano legato alla Colonna di Ludovico Carracci, di epoca rinascimentale, è posto di fronte al torso nudo e vicino allâImago Pietatis di Achille Funi, che ha sempre guardato al mondo classico, a sua volta omaggiato dallâamico Borra in un ritratto nel quale una statua sullo sfondo rimanda allo Schiavo Ribelle e allo Schiavo Morente di Michelangelo Buonarroti, universalmente riconosciuto come il principale fautore e creatore della bellezza rinascimentale. Questâultima è forse la piĂš pura delle idee di bellezza, quella che ancora oggi ammiriamo nelle chiese, nei musei, nei battisteri.
Ma la mostra dei Musei Civici vuole invece mettere in evidenza come il concetto evolva, cambi, si mescoli con influenze nuove e al contempo inglobi al suo interno rimandi al passato, piĂš o meno recente. Lo stesso Michelangelo si era rifatto al Torso del Belvedere mentre lavorava alla creazione di quel capolavoro che è la Cappella Sistina. La âripresaâ del passato su cui fonda lâidea della mostra non è solo speculativa o iconografica, bensĂŹ afferisce anche alla tecnica e allo studio dei classici, del Rinascimento, dellâepoca barocca e di quella ottocentesca. In mostra vi sono inoltre opere originali di Canova, Rubens, Luca Giordano, Sironi, una meravigliosa Annunciazione di Guido Reni e tanto altro ancora.
Lâamore per la scoperta, il fascino del passato e la curiositĂ nei confronti del futuro ignoto hanno portato artisti e artiste a interrogarsi su cosa fosse realmente la bellezza. Spesso hanno cercato di ricrearla, dando per assodato che i canoni estetici di determinati periodi fossero indiscutibili, sacri. Nel 1900, infatti, era ancora ben radicato â soprattutto in certi ambienti â un accademismo imperante, superato solo grazie alle Avanguardie di inizio secolo e alle intuizioni di successivi movimenti rivoluzionari. Corsi e ricorsi storici, richiami ed evoluzioni, lâunica cosa certa è che lâuomo continuerĂ per sempre a ricercare e ricreare tutto ciò che è bellezza.
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