Jonathas de Andrade, Sorelle senza nome Sisters With No Name, 2025. Video, 20’. Commissionato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, progetto CONCILIAZIONE 5. Prodotto da Fondazione In Between Art Film. Installation view of the exhibition at MACRO, Roma, 2025. © Photo OKNOstudio. Courtesy MACRO, Roma
La retrospettiva che il MACRO dedica a Dissonanze ricostruisce i dieci anni di attività del festival, offrendo al pubblico un quadro articolato di un’esperienza che, tra il 2000 e il 2010, ha rappresentato uno dei principali punti di riferimento italiani per la sperimentazione elettronica e audiovisiva. La mostra, curata da Cristiana Perrella, fino al 22 marzo, segue un andamento cronologico che consente di ripercorrere le diverse edizioni attraverso documenti, materiali d’archivio e apparati esplicativi, delineando l’evoluzione del progetto ideato da Giorgio Mortari e il suo progressivo consolidarsi nel panorama internazionale.
L’allestimento valorizza in particolare il patrimonio fotografico del festival, presentato lungo la sala come testimonianza diretta delle performance, degli artisti invitati e dei contesti architettonici che hanno ospitato gli eventi. Le immagini restituiscono la varietà delle proposte e la qualità dei protagonisti coinvolti, tra cui figure centrali della scena elettronica globale come Ryoji Ikeda e Richie Hawtin, evidenziando il ruolo di Dissonanze nel promuovere una riflessione sul rapporto tra suono, tecnologia e spazio urbano. La documentazione visiva, affiancata da testi di contestualizzazione, permette di comprendere la portata culturale del festival e la sua capacità di connettere Roma ai circuiti più innovativi della ricerca internazionale. Interessante e coinvolgente per i diversi sensi, il percorso dedica un’attenzione specifica alla dimensione sonora: ogni sezione è infatti dotata di cuffie che consentono di ascoltare brani e registrazioni legate alle varie edizioni, offrendo così un’immersione diretta nelle atmosfere che hanno caratterizzato le differenti fasi del festival. Particolarmente riuscita e attrattiva risulta infine la stanza buia concepita come una vera e propria dance room, dove una struttura di LED blu si muove a ritmo di musica, generando un ambiente immersivo che richiama l’esperienza diretta del festival. In questo spazio il museo assume una configurazione dinamica e partecipativa, traducendo in chiave espositiva l’energia della club culture e offrendo al visitatore la possibilità di entrare fisicamente nel clima che ha reso Dissonanze un appuntamento centrale per la scena elettronica.
Con Sorelle senza nome, fino al 6 aprile, Jonathas de Andrade porta un progetto filmico di forte intensità civile ed emotiva. Curata da Cristiana Perrella nell’ambito di Conciliazione 5, iniziativa promossa dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano e prodotta da Fondazione In Between Art Film, la mostra si inserisce nella programmazione sostenuta dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, aprendo una stagione che pone al centro il linguaggio dell’immagine in movimento come strumento di indagine critica e memoria. Il cortometraggio nasce da una ricerca condotta presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso e si concentra sulla vicenda di una comunità di religiose missionarie attive nel Brasile degli anni Sessanta, anni segnati dall’instaurazione della dittatura militare e da un clima di repressione che investì duramente le realtà impegnate sul piano sociale. All’interno di questa cornice, le protagoniste intrecciarono spiritualità, educazione popolare e militanza politica; le minacce ricevute le condussero successivamente a lasciare il paese e a stabilirsi a Roma, dove, abbandonati i voti religiosi, proseguirono in forma laica un lavoro rivolto alle classi marginalizzate.
Il titolo richiama il principio dell’anonimato che la comunità ha eletto a fondamento della propria identità collettiva, una scelta etica che ha regolato nel tempo tanto la dimensione privata quanto quella pubblica della loro azione, e acquista un valore ancora più incisivo alla luce della decisione, maturata per la prima volta in questa occasione, di esporsi direttamente davanti alla macchina da presa e di affidare alla parola filmata la propria storia.
De Andrade struttura il racconto attraverso un’alternanza calibrata di materiali d’archivio e testimonianze orali, intrecciando la vicenda della comunità con i movimenti cristiano-sociali e con le lotte politiche che hanno attraversato l’America Latina e l’Europa nella seconda metà del Novecento. Il montaggio rifugge ogni compiacimento e affida la forza del film alla densità delle voci e dei volti, che emergono con una limpidezza narrativa in grado di coinvolgere lo spettatore sul piano storico e umano.
In diversi momenti l’opera raggiunge un’intensità emotiva particolarmente profonda, soprattutto quando il racconto pubblico si intreccia alla dimensione più intima delle scelte compiute, facendo affiorare le speranze, i timori e le rinunce che hanno accompagnato quel percorso; lo spettatore viene così accompagnato all’interno di una vicenda che mette in dialogo fede e impegno politico, esperienza dell’esilio e costruzione di nuove forme di appartenenza, continuità ideale e trasformazione biografica, trovando nella sobrietà del linguaggio cinematografico una misura coerente con la complessità dei temi affrontati. Sorelle senza nome è un lavoro di notevole sensibilità, capace di tenere insieme il rigore documentario e la partecipazione emotiva, restituendo visibilità e riconoscimento a una storia rimasta a lungo in ombra e offrendo al pubblico un’occasione di riflessione necessaria.
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