Categorie: Mostre

Il sorriso della Sfinge: la ricerca scultorea di Federica Zuccheri a Villa Giulia

di - 19 Aprile 2026

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia sta “riaffermando una visione”, quella di un museo dinamico, accogliente, ben disposto allo scambio e al dialogo con i linguaggi della contemporaneità. Ascoltando il discorso di Luana Toniolo, Direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, si comprende cosa voglia dire oggi essere direttrice di un museo dell’eredità culturale e storica italiana, capace di attivare connessioni che creano partecipazione ma anche modelli da imitare e dialoghi trasversali, in grado di «interrogare il rapporto profondo tra l’antico e il contemporaneo».

Installation view, Il sorriso della sfinge

Il museo diventa una “centrale elettrica”, un luogo da vivere; non ingessato né rivolto verso la sterile monotonia, ma al contrario disponibile al confronto, stimolando la diffusione di un approdo sicuro nel quale aprire spunti intellettuali e mostre, le une molto diverse dalle altre, ma profondamente legate da un pensiero di accogliente fermento dell’arte contemporanea.

Installation view, Il sorriso della sfinge

Anche in occasione della mostra Il sorriso della Sfinge, la personale di Federica Zuccheri, si è compiuta una sorta di felice commistione di intenti e di talenti. Allestita sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia, uno degli ambienti più suggestivi del complesso rinascimentale costruito per volere di papa Giulio III fra il 1551 e il 1553, su progetto di Jacopo Barozzi detto il Vignola, Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, la selezione delle opere restituisce il carattere della ricerca dell’artista, in cui la scultura si afferma come linguaggio complesso, narrativo e simbolico.

Il percorso espositivo, curato da Tiziano M. Todi, si sviluppa attraverso dieci opere scultoree, selezionate per costruire un percorso concentrato e coerente. Le opere, realizzate con materiali di grande pregio come bronzo, argento, innesti lapidei e dettagli preziosi, non cercano mai l’effetto ornamentale. Al contrario, costruiscono presenze dense, figure seducenti e perturbanti, capaci di oscillare tra grazia e dolore, luce e tenebra, attrazione e inquietudine.

Installation view, Il sorriso della sfinge

Questa mostra offre la rivalutazione di un’artista la cui ricerca si inserisce nell’attuale apertura dell’arte contemporanea verso forme ibride e approcci dichiaratamente diversificati, nei quali il passato della storia dell’arte viene reinterpretato come in un camouflage nel quale diventa altro.

C’è un’ampiezza di vedute nella pratica di Zuccheri. Attraverso il supporto e la forma, la materia e la superficie, le opere creano i propri percorsi di invenzione, senza mai abbandonare il legame con la storia dell’arte (in particolare modo il Barocco); è l’esperienza vissuta che assembla e invita ad essere l’inizio per sedimentare un vocabolario costituito dalla lettura del noto e dell’ignoto. È grazie alla sapiente padronanza del mezzo prescelto e alla solida comprensione delle possibilità che emerge quando un materiale viene modellato, deformato e reinventato, creando continuamente nuove associazioni con influenze disparate.

Installation view, Il sorriso della sfinge

Nel lavoro di Zuccheri il mito non è una citazione, né un rifugio nostalgico, ma uno strumento per riattivare domande sul presente. Le sculture dell’artista trattano temi legati al desiderio, alla metamorfosi, alla vulnerabilità, alla seduzione e al potere, e li trasformano in immagini che non si esauriscono nella prima visione. La forma elegante, raffinata e spesso luminosa, non attenua mai la tensione interna dell’opera, ma la rende ancora più evidente. Proprio in questa coesistenza tra bellezza e inquietudine si riconosce uno dei tratti più autentici della sua ricerca.

Il bronzo e l’argento, insieme agli innesti e ai dettagli preziosi, partecipano pienamente alla costruzione del senso, trasformando la luce in presenza e facendo emergere una qualità mobile e cangiante della visione. La produzione delle opere vede la collaborazione della Bottega Mortet, storica attività romana, in un dialogo tra competenza artigianale e progettualità contemporanea che restituisce alle sculture una qualità tecnica e materica di straordinaria intensità.

Installation view, Il sorriso della sfinge

Il progetto nasce da un dialogo condiviso tra ricerca artistica, visione curatoriale e realizzazione espositiva, ed è realizzato dalla Galleria Vittoria di Roma, realtà consolidata che da anni accompagna il percorso dell’artista e contribuisce a dare continuità a una riflessione sul rapporto tra linguaggio classico e sensibilità contemporanea.

@https://twitter.com/camillaboemio

Scrittrice d'arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l'estetica contemporanea; nel 2013 è stata curatrice associata di Portable Nation, il padiglione delle Maldive alla 55.° Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Enciclopedico; nel 2016 è stata curatrice di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front; nello stesso anno ha partecipato a The Social (4th International Association for Visual Culture Biennial Conference) alla Boston University. Nel 2017, ha curato Delivering Obsolescence: Art Bank, Data Bank, Food Bank, un Progetto Speciale della 5th Odessa Biennale of Contemporary Art. E’ membro della AICA (International Association of Arts Critics). Boemio ha scritto e curato libri; ha contribuito con saggi e recensioni a varie pubblicazioni internazionali, scrive regolarmente per le riviste specializzate, e i siti web; ha tenuto parte a simposi, dibattiti e conferenze in musei e festival internazionali.

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