Categorie: Mostre

Il tempo in frantumi di Rosa Barba al MAXXI di Roma

di - 12 Dicembre 2025

Il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo presenta la personale dell’artista internazionale Rosa Barba dal titolo Frame Time Open a cura di Francesco Stocchi. La retrospettiva, in corso fino all’8 marzo 2026, abbraccia vent’anni di carriera dell’artista nata in Sicilia ma cresciuta in Germania; espone inoltre in anteprima il video in 35 mm Myth and Mercury – commissionato dal MAXXI con CAM Centro de Arte Moderna Gulbenkian e coprodotto da Fondazione In Between Art Film e Hamburger Kunsthalle – in cui la sua italianità isolana emerge per fondersi in una visione mediterranea, culla di esistenze e groviglio di energie visibili e invisibili.

Rosa Barba, Frame Time Open, They are taking all my letters, 2025. Language infinity sphere, 2018, ph M3STUDIO

Si parte da questa proiezione per entrare nel cuore del complesso lavoro di Rosa Barba e della sua produzione cinematografica espansa ispirata alla letteratura, alla Storia, al concetto di luce e trasparenza. Una pratica in grado di esplorare spazi temporali e fisici, tempi profondi e tempi geologici. Il film indaga gli istanti che precedono la morte di Gramsci, che segnano il tempo della fine, meticolosamente descritto, collegandolo con il panorama culturale del Mediterraneo, con momenti giocosi delle feste di paese, esplosioni vitali e deserti in cui la vita è faticosamente presente.

Un monito a trasformarci resistendo, come altalene fluide sospese tra passato e futuro, inizio e fine. In Myth and Mercury c’è il racconto di una storia che fluttua tra gli spazi. Ma è entrando nel vivo di Frame Time Open che ci si perde nel luogo in cui la pellicola si fa “non luogo anarchico” e l’ambiente diventa schermo e proiezione, annullando la percezione dello spazio interno ed esterno. L’allestimento, curato dalla stessa artista, si trasforma in una foresta tecnologica, prende possesso del luogo, “lo spazio del museo più complesso”, come lo definisce la Presidente Maria Emanuela Bruni. Concepito come un pentagramma tridimensionale, si snoda in linee opposte alla curva della Galleria 2, assumendo un carattere autonomo, amalgamandosi senza esserne sopraffatto.

Rosa Barba, Frame Time Open, allestimento al MAXXI, ph Andrea Rossetti; courtesy l’artista, Esther Schipper, Vistamare

Tra questa imponente struttura in acciaio e plexiglass 24 opere, datate tra il 2009 e il 2025, interagiscono assieme come nella trama di un film: suoni, proiezioni e luci trasportano il pubblico all’interno della narrazione, sviluppando un ragionamento non lineare attraverso la relazione con lo spazio e l’istituzione che le ospita. La capacità di esplorare i materiali di Rosa Barba stimola nello spettatore sensazioni legate al movimento e alla luce, oltre al desiderio di strappar via la superficie e guardare al suo interno.

Nell’opera Stage Archive del 2011, l’indagine interiore diventa protagonista. L’artista reinterpreta il proprio archivio modificandone l’ambito tradizionalmente intimo a favore di un palcoscenico che confonde passato presente e futuro, per un immaginario più libero. Una libertà interpretativa che, unita all’approccio archeologico del tempo e alla trasformazione dello spazio in un luogo non solo fisico, diventa la caratteristica più significativa della sua pratica. Telecamere e proiettori, macchine da scrivere e pannelli, pellicole e faretti suscitano nello spettatore l’impulso di esplorare i materiali, accompagnato da sensazioni mosse dal movimento e dalla luce. Una pratica cinematografica espansa che rende la realtà complice di possibilità infinite.

Rosa Barba, Frame Time Open, allestimento al MAXXI, ph Andrea Rossetti; courtesy l’artista, Esther Schipper, Vistamare

Rosa Barba ci porta in un tempo non coerente, in un viaggio attraverso una varietà di tempi e luoghi; non solo attraverso le proiezioni, ma con la pellicola che ritorna ad essere oggetto fisico, malleabile, in cui la luce che filtra ne costruisce l’architettura. In questo gioco senza fine, le “sculture filmiche” rivelano la propria essenza, rendendo evidente il meccanismo della proiezione. Conclude la mostra la scultura cinetica di acciaio, acrilico e alluminio They Are Taking All My Letters di nuovissima produzione. Le 34 strisce verticali di pellicola in celluloide da 70 mm sono in costante movimento, verso l’alto e verso il basso, ospitando parole stampate in bianco su fondo nero, tratte da testi di poeti americani come Howe, Olson, Creeley e dell’artista stessa, generando combinazioni linguistiche sempre nuove.

Anche in quest’opera l’artista pone una domanda e stimola una riflessione: si può trasformare il pubblico in un corpo di lettori frammentati? L’esplorazione concettuale di Rosa Barba, il suo incessante indagare sull’instabilità della conoscenza, sulla fragilità della storia e del linguaggio, ne fanno una figura pionieristica nell’arte visiva contemporanea.

Rosa Barba. Photo Saskia Uppenkamp

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